Fobia sociale: sintomi, cause, diagnosi e cura del disturbo d’ansia sociale
Negli ultimi decenni la fobia sociale è diventata uno dei disturbi psicologici più studiati al mondo. Sempre più persone riferiscono infatti paura intensa del giudizio degli altri, ansia nelle situazioni sociali e difficoltà a parlare, esporsi o interagire con sconosciuti.
Si stima che circa il 4% degli adulti soffra di disturbo d’ansia sociale e che quasi il 9% delle persone ne abbia sofferto almeno una volta durante infanzia o adolescenza.
La fobia sociale colpisce più frequentemente le donne, anche se gli uomini richiedono più spesso un trattamento specialistico, probabilmente per il peso culturale che attribuisce al maschio un ruolo sociale più estroverso e dominante.
Questo disturbo può diventare estremamente invalidante e spingere le persone all’isolamento, alla rinuncia sociale, all’abuso di sostanze e alla depressione.
Cerchiamo di capire meglio che cosa sia la fobia sociale, quali siano i sintomi, le cause e i trattamenti più efficaci.
Che cos’è la fobia sociale?
La fobia sociale, oggi definita nel DSM-5 come disturbo d’ansia sociale, è un disturbo d’ansia caratterizzato da paura intensa nelle situazioni sociali o prestazionali.
La persona teme di apparire ridicola, incapace, goffa, imbarazzata o ansiosa davanti agli altri.
Il nucleo centrale del problema è il timore del giudizio negativo.
Le persone con fobia sociale hanno spesso paura che gli altri notino il loro disagio, il rossore, il tremore della voce, la sudorazione o altri sintomi fisici d’ansia.
Per evitare l’umiliazione, finiscono spesso per evitare molte situazioni sociali.
Il DSM-5 definisce questo disturbo come una paura persistente e sproporzionata rispetto al reale pericolo della situazione sociale.
Quali situazioni provocano più ansia?
Le persone con fobia sociale possono provare forte disagio in molte situazioni quotidiane.
Fra le più frequenti vi sono parlare in pubblico, mangiare davanti ad altre persone, conoscere estranei, partecipare a feste, telefonare in pubblico, sostenere colloqui di lavoro, parlare con figure autorevoli oppure semplicemente entrare in una stanza dove sono già presenti altre persone.
Molti soggetti evitano anche il contatto visivo, i bagni pubblici o le relazioni sentimentali.
Negli adolescenti il problema emerge spesso a scuola, durante interrogazioni, presentazioni o interazioni con il gruppo dei pari.
Quali sono i sintomi della fobia sociale?
I sintomi possono essere fisici, psicologici e comportamentali.
Fra i sintomi fisici più frequenti troviamo tachicardia, tremori, sudorazione, tensione muscolare, rossore al viso, nausea, vertigini, secchezza della bocca, difficoltà respiratorie e mal di stomaco.
Molte persone riferiscono anche difficoltà di memoria, blocchi mentali e problemi nell’espressione verbale.
Dal punto di vista psicologico prevalgono paura intensa, vergogna, ansia anticipatoria e paura dell’umiliazione.
Sul piano comportamentale il soggetto tende progressivamente all’evitamento sociale.
In alcuni casi può comparire isolamento quasi completo.
Alcune persone sviluppano anche sintomi associati come ereutofobia, cioè paura di arrossire, oppure depersonalizzazione e attacchi di panico.
La fobia sociale è la stessa cosa della timidezza?
No. Timidezza e introversione non sono malattie.
Molte persone timide riescono comunque a lavorare, studiare, costruire amicizie e vivere relazioni soddisfacenti.
La fobia sociale invece compromette significativamente la vita quotidiana.
Il DSM-5 specifica che il disturbo deve causare sofferenza clinicamente significativa o limitazioni importanti nella vita sociale, scolastica o lavorativa.
Molti soggetti, tuttavia, tendono a normalizzare il problema definendosi semplicemente “timidi”, ritardando così la richiesta di aiuto.
Quando compare la fobia sociale?
Nella maggior parte dei casi il disturbo compare durante adolescenza o prima giovinezza.
È proprio in questa fase della vita che aumenta il confronto sociale e il bisogno di approvazione del gruppo.
Nei bambini piccoli il disturbo può manifestarsi con pianto, mutismo, irrigidimento o evitamento delle interazioni con i coetanei.
Negli adolescenti può causare ritiro sociale, fobia scolastica e abbandono degli studi.
Quali sono le cause della fobia sociale?
Le cause non sono completamente note.
La ricerca suggerisce una combinazione di fattori genetici, biologici, psicologici e ambientali.
Fra i fattori predisponenti troviamo ipersensibilità alle critiche, paura della valutazione negativa, scarsa assertività e carenza di abilità sociali.
Anche esperienze traumatiche, bullismo, rifiuto sociale e maltrattamenti durante l’infanzia possono aumentare il rischio.
Il DSM-5 segnala inoltre che alcuni tratti temperamentali, come l’eccessiva inibizione comportamentale, possono predisporre al disturbo.
Come si diagnostica?
I criteri diagnostici per il disturbo d’ansia sociale sono indicati nel DSM-5 (Manuale Diagnostico e Statistico dei disturbi mentali, pubblicato dall’APA, Associazione degli Psichiatri Americani, quinta edizione, uscita nel 2013).
Essi sono:
A. Paura marcata nei confronti di una o più situazioni sociali o di prestazione, in cui la persona è esposta a persone non familiari o al possibile controllo da parte di altri. L’individuo teme che agirà in un modo imbarazzante e umiliante (mostrando i suoi sintomi d’ansia) .
B. L’esposizione alla situazione temuta provoca quasi invariabilmente ansia, che può assumere la forma di un attacco di panico, vincolato o predisposto alle situazioni.
C. La persona riconosce che questa paura è irragionevole o eccessiva.
D. Le situazioni temute vengono evitate oppure vengono sopportate con intensa ansia e angoscia.
E. L’evitamento, l’aspettativa ansiosa o l’angoscia nelle temute situazioni sociali o prestazionali interferiscono in modo significativo con la normale routine della persona, col funzionamento professionale (accademico) e con le attività o le relazioni sociali, oppure c’è un marcato disagio nel soffrire di questa fobia.
F. La paura, l’ansia o l’evitamento è persistente e in genere dura 6 o più mesi.
G. La paura o l’evitamento non è dovuto agli effetti fisiologici diretti di una sostanza (ad es. droghe, farmaci) o a una condizione medica generale non meglio spiegata da un altro disturbo mentale.
Perché chi soffre di fobia sociale evita gli altri?
L’evitamento è uno dei meccanismi principali del disturbo.
La persona teme talmente il giudizio degli altri da evitare progressivamente tutte le situazioni considerate ansiogene.
Il problema è che l’evitamento riduce temporaneamente l’ansia ma rafforza il disturbo nel lungo termine.
Più la persona evita, meno acquisisce sicurezza sociale.
Questo può portare a isolamento, solitudine, depressione e perdita di opportunità scolastiche, lavorative e affettive.
Esistono forme diverse di fobia sociale?
Sì.
Alcune persone soffrono di una forma specifica, limitata a poche situazioni come parlare in pubblico o sostenere esami.
Altre sviluppano una forma generalizzata, molto più grave, che coinvolge quasi tutte le situazioni sociali.
Il DSM-5 distingue infatti tra ansia sociale “solo nella prestazione” e ansia sociale generalizzata.
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Quali conseguenze può avere la fobia sociale?
Il disturbo può compromettere profondamente la qualità della vita.
Molte persone rinunciano a relazioni sentimentali, amicizie, opportunità lavorative o scolastiche.
La paura costante del giudizio può generare depressione, abuso di alcol, dipendenza da sostanze o comportamenti evitanti cronici.
Alcuni soggetti usano alcolici, cocaina, ecstasy o psicofarmaci nel tentativo di sentirsi più sicuri e disinvolti in società.
La comorbilità con depressione e dipendenze è molto frequente.
Come si cura la fobia sociale?
La terapia cognitivo-comportamentale è considerata uno dei trattamenti più efficaci.
Questo approccio aiuta la persona a riconoscere e modificare i pensieri automatici negativi legati al giudizio sociale.
Molti pazienti imparano gradualmente a sostituire convinzioni catastrofiche come “tutti mi giudicheranno” con interpretazioni più realistiche.
Un’altra tecnica molto utilizzata è l’esposizione graduale alle situazioni temute.
La persona affronta progressivamente le situazioni ansiogene imparando a tollerare l’ansia senza evitarla.
Secondo alcune ricerche, circa l’85% dei pazienti può migliorare significativamente attraverso la sola terapia cognitivo-comportamentale.
Le tecniche di rilassamento possono aiutare?
Sì.
Molte persone trovano beneficio in tecniche di rilassamento come meditazione, training autogeno, ipnosi, respirazione controllata e mindfulness.
Questi strumenti possono ridurre l’attivazione fisiologica dell’ansia e migliorare la gestione dello stress sociale.
Anche il training sulle abilità sociali e sull’assertività può essere molto utile.
Perché molte persone non chiedono aiuto?
Molti soggetti con fobia sociale convivono con il disturbo per anni senza rivolgersi a uno specialista.
Secondo alcune ricerche, più di un terzo delle persone aspetta oltre dieci anni prima di chiedere un aiuto professionale.
Vergogna, paura del giudizio e convinzione di essere semplicemente “timidi” contribuiscono a ritardare il trattamento.
In realtà la fobia sociale è un disturbo molto comune e curabile.
Riconoscere il problema e chiedere aiuto rappresenta spesso il primo passo fondamentale verso il cambiamento.
Dr. Walter La Gatta
Immagine:
https://pixabay.com/it/ragazza-natura-in-attesa-blu-abito-2907463/ Pixabay
