La dipendenza da sesso: dipende da una lesione cerebrale?
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E se la dipendenza da sesso fosse causata da una lesione cerebrale? Per il momento non si parla di esseri umani, ma di ratti, però il discorso potrebbe essere approfondito, trovando connessioni anche con il comportamento umano.
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La scoperta: i ratti con lesioni cerebrali si comportano come persone dipendenti da sesso, malgrado questo porti loro delle conseguenze negative.
Una nuova ricerca dimostra che, quando il danno è indotto nella corteccia prefrontale mediale (mPFC) del cervello dei ratti, questi sfortunati topolini da laboratorio si comportano in modo simile agli esseri umani con diagnosi di “disturbo di iper-sessualità”.
Il disturbo, comunemente indicato come dipendenza da sesso, colpisce sia uomini che donne; è caratterizzato da un comportamento sessuale compulsivo, e comprende anche comportamenti come la masturbazione eccessiva, il cybersesso, e l’uso della pornografia. Secondo la Società per la promozione della salute sessuale , fino al 3-5% della popolazione potrebbe esserne colpita. Il comportamento sessuale compulsivo è spesso associato ad altri disturbi psichiatrici, tra cui il disturbo bipolare e l’abuso di sostanze.
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Il mPFC è una zona del cervello nella quale vengono di solito inibiti i comportamenti distruttivi, o altri comportamenti inappropriati. Il Dr. Lique Coolen, del Dipartimento di Neurobiologia della motivazione e della ricompensa, ha studiato, insieme al suo team di ricerca, se l’area cerebrale mPFC potrebbe essere coinvolta nell’inibizione del comportamento sessuale.
I ratti maschi con danni al mPFC dapprima hanno esibito un comportamento sessuale normale. I ricercatori hanno poi “insegnato” ad entrambi i gruppi di ratti un’associazione negativa con il sesso, iniettando in tutti i topi un farmaco dopo l’accoppiamento, che ha indotto nei topi un senso di nausea. I ratti hanno imparato così ad associare l’accoppiamento con spiacevoli conseguenze.
Dopo una media di quattro “lezioni” del genere, il 78% dei ratti non danneggiati ha cessato i comportamenti di accoppiamento, evitando a distanza le femmine della loro specie. Gli animali con danni al mPFC invece, hanno continuato ad impegnarsi nel comportamento sessuale, nonostante l’immediata conseguenza negativa della nausea indotta.
Se questi risultati saranno applicabili agli esseri umani, questo studio potrebbe aiutare gli scienziati a capire meglio i disturbi che coinvolgono il controllo degli impulsi.
La ricerca del Dott. Lique Coolen sarà pubblicata nel numero di giugno della rivista Biological Psychiatry.
Fonte: Elsevier via Psych Central
Dr. Walter La Gatta
Saluto del CIS
Saluto del Centro Italiano di Sessuologia - Dr. Walter La Gatta
Una presentazione del Centro Italiano di Sessuologia durante un Congresso tenutosi a Civitanova Marche.
Immagine: Mike Licht








