La fobia sociale: dal DSM-IV al DSM-5

La fobia sociale: dal DSM-IV al DSM-5



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Psicoterapeuta Sessuologa
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Dr. Walter La Gatta
Psicoterapeuta Sessuologo
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Vecchio articolo - Clinica della Timidezza

Come sicuramente saprete, da tempo l’Associazione degli psichiatri Americani si sta impegnando nella revisione del suo manuale diagnostico e statistico (DSM), la cui quinta edizione è attesa nel 2013.

Al momento la proposta di revisione è online e, fino al 15 giugno, può essere commentata.

Oggi vi proponiamo un approfondimento sulla Fobia Sociale, così:

(1) come era indicata nel DSM IV
(2) nella sua proposta di revisione
(3) nei commenti pubblicati sul sito dell’APA.

Nb: nostra traduzione dall’inglese (dunque non ufficiale!)

A5

(1) Fobia Sociale (disturbo d’ansia sociale) DSM-IV

Paura marcata e persistente di una o più situazioni sociali o prestazionali nelle quali la persona è esposta a persone non familiari o al possibile giudizio degli altri. L’individuo teme di agire (o di mostrare sintomi di ansia) in modo umiliante o imbarazzante. Nota: Nei bambini deve essere evidente la capacità di stabilire rapporti sociali appropriati all’età con persone familiari e l’ansia deve manifestarsi con i coetanei, e non solo nell’interazione con gli adulti.

B. L’esposizione alla situazione temuta quasi invariabilmente provoca l’ansia, che può assumere le caratteristiche di un Attacco di Panico causato dalla situazione o sensibile alla situazione.

Nota: Nei bambini, l’ansia può essere espressa piangendo, con scoppi di ira, con l’irrigidimento, o con l’evitamento delle situazioni sociali con persone non familiari.

C. La persona riconosce che la paura è eccessiva o irragionevole. Nota: Nei bambini questa caratteristica può essere assente.

D. Le temute situazioni sociali o prestazionali sono evitate oppure sopportate con intensa ansia o disagio.

E. L’evitamento, l’ansia anticipatoria o il disagio nella/e situazione/i sociale/i o prestazionale/i interferiscono significativamente con le abitudini normali della persona, con il funzionamento lavorativo (scolastico) o con le attività o relazioni sociali, oppure è presente marcato disagio per il fatto di avere la fobia.

F. Negli individui di età inferiore ai 18 anni, la durata è di almeno 6 mesi.

G. La paura o l’evitamento non sono dovuti agli effetti fisiologici diretti di una sostanza (per es., una droga di abuso, un farmaco) o di una condizione medica generale, e non sono meglio giustificati da un altro disturbo mentale (per es., Disturbo di Panico Con Agorafobia o Senza Agorafobia, Disturbo d’Ansia di Separazione, Disturbo da Dismorfismo Corporeo, un Disturbo Pervasivo dello Sviluppo o il Disturbo Schizoide di Personalità).

H. Se sono presenti una condizione medica generale o un altro disturbo mentale, la paura di cui al Criterio A non è ad essi correlabile, per es., la paura non riguarda la Balbuzie, il tremore nella malattia di Parkinson o il mostrare un comportamento alimentare abnorme nell’Anoressia Nervosa o nella Bulimia Nervosa.

Specificare se:

Generalizzata: se le paure includono la maggior parte delle situazioni sociali (ad esempio, avviare o mantenere una conversazione, partecipare a piccoli gruppi, incontri, parlare con figure autorevoli, partecipare a feste). Nota: Considerare anche la diagnosi addizionale di Disturbo Evitante di Personalità.


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(2) Disturbo d’ansia sociale (fobia sociale) DSM-V (proposta di revisione)

A. Paura marcata o ansia in una o più situazioni sociali in cui la persona è esposta al possibile giudizio degli altri. Gli esempi includono interazioni sociali (ad esempio, avere una conversazione), essere osservati (per esempio, mangiare o bere), o fare delle cose davanti ad altri (ad esempio, un discorso).

B. Le paure individuale di comportarsi in un certo modo, o mostrare sintomi di ansia, che saranno valutati negativamente (cioè, essere umilianti, imbarazzanti, portati al rifiuto o all’offesa di altri).

C. Le situazioni sociali provocano sempre paura o ansia. Nota: nei bambini, la paura o l’ansia possono essere espresse piangendo, con scoppi di ira, freddezza, attaccamento, riduzione o rifiuto del linguaggio verbale nelle situazioni sociali.

D. Le situazioni sociali sono evitate o sopportate con intensa paura o ansia.

E. La paura o l’ansia sono sproporzionate rispetto al reale pericolo rappresentato dalla situazione sociale. NOTA: “Sproporzionate” si riferisce al contesto socio-culturale; vedi testo.

F. La durata è di almeno 6 mesi.

G. L”ansia la paura e l’evitamento causano un disagio clinicamente significativo o la  compromissione di aree importanti: sociali, lavorative o in altri ambiti.

H. L’ansia la paura e l’evitamento non sono dovuti agli effetti fisiologici diretti di una sostanza (per esempio, una droga di abuso, un farmaco) o di una condizione medica generale.

I. L’ansia la paura e l’evitamento non sono limitati ai sintomi di un altro disturbo mentale, come il Disturbo di Panico (ad esempio, l’ansia di avere un attacco di panico), Agorafobia (ad esempio, evitamento delle situazioni in cui l’individuo può diventare incapace) , Disturbo d’Ansia di Separazione (ad esempio, la paura di essere lontani da casa o dalle persone care), Disturbo di Dismorfismo Corporeo (ad esempio, la paura dell’esposizione pubblica dei propri difetti fisici percepiti), o Disturbi dello Spettro Autistico.

J. Se una condizione medica generale (per esempio, la balbuzie, il morbo di Parkinson, l’obesità, le cicatrici da ustioni o altre lesioni) sono presente, ansia paura ed evitamento sono chiaramente estranei ad esso o sono eccessive.

Leggi anche:  Consigli per le persone timide

Specificare se:

  • Riguarda solo la prestazione: se la paura è limitata al parlare o all’esibirsi in pubblico
  • Generalizzata: se la paura riguarda la maggior parte delle situazioni sociali (e non è limitata alle situazioni in cui è richiesta una prestazione)
  • Mutismo Selettivo: Marcata incapacità di parlare in specifiche situazioni sociali (in cui vi è l’aspettativa di parlare, per esempio, a scuola), nonostante si riesca a parlare in altre situazioni.

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(3) Commenti APA:

1. Cambiamento del titolo: come vediamo, passiamo dalla fobia sociale, seguita, tra parentesi, da “Disturbo d’Ansia Sociale”, al suo esatto contrario: il titolo ora è Disturbo d’Ansia Sociale, seguito, tra parentesi, da “Fobia sociale”.

2. Criterio A. Il termine ‘marcato’ sarà meglio precisato nel testo per indicare qualcosa di “intenso” . L’espressione “paura o ansia” viene utilizzata in modo coerente con i criteri del Disturbo d’Ansia Sociale e con i Disturbi d’Ansia. ‘Osservazione’ e ‘interazione’ sono stati aggiunti in quanto la ricerca sull’analisi fattoriale mostra che vi sono tre tipi di situazioni sociali: l’interazione, l’osservazione, e le prestazioni (vedi recensione Bögels et al nei sottotipi). Nel testo saranno aggiunti definizioni e ulteriori esempi dei tre tipi.

3. Criterio B. Le parentesi che includono i “sintomi d’ansia” vengono rimosse, poiché mostrare i sintomi d’ansia è una paura fondamentale del Disturbo d’Ansia Sociale (vedi recensione Bögels et al sulla paura di mostrare sintomi di ansia).

4. Umiliazione e vergogna sono state incluse sotto il termine più ampio di “cause di valutazione negativa”, in quanto questo è il timore di base nel Disturbo d’Ansia Sociale. Offendere gli altri, viene aggiunto allo scopo di aumentare la sensibilità culturale.

5. La nota sui bambini viene spostata nel testo come “Avvertimento”. Il testo specificherà che ci deve essere la prova di avere capacità di relazione adeguate all’età anche negli adulti.

6. Criterio C. La formulazione è stata resa coerente con la Fobia Specifica e con i criteri dell’Agorafobia. La nota sui bambini “con persone non familiari” viene rimossa in quanto i bambini possono sperimentare l’ansia anche con persone di famiglia. Il rifiuto di parlare viene aggiunto come comportamento di evitamento familiare nei bambini piccoli (vedi recensione Bögels et al nel Mutismo Selettivo)

7. Criterio D. Viene usata l’espressione “paura o ansia” per coerenza

8. Criterio E. I pazienti con disturbo d’ansia sociale hanno difficoltà a riconoscere che la loro paura è eccessiva, ma non sono deliranti. Pertanto, il medico può essere la persona più adatta per giudicare (vedi Bögels et al. sul riconoscimento di irrazionalità). L’uso della frase “sproporzionata rispetto al reale pericolo” è destinata a precisare ciò che si intende per “eccessivo o irragionevole”. La nota ricorda al medico di tener conto delle opportune norme culturali di interazione sociale.

9. Criterio F. La durata di 6 mesi, si propone per gli adulti e per i giovani, al fine di aumentare la severità dei sintomi rispetto al DAS. Una Fobia Sociale temporanea che sia superata entro 6 mesi non deve essere classificata come un disturbo. E’ necessario analizzare altri dati per specificare il numero dei mesi, ma 6 mesi è attualmente il periodo considerato migliore.

10. Criterio G. L’aggiunta del criterio F sulla durata può ridurre la necessità di un criterio che stabilisca una soglia diagnostica per valutare menomazione/disagio (vedi Bögels et al sulla durata).

11. Criterio J. I criteri del DSM-IV escludevano che fobie sociali ed evitamento fossero associati a condizioni mediche. Tuttavia, alcuni studi hanno dimostrato che alcuni individui sperimentano eccessiva ansia sociale riguardo ai loro sintomi medici, e provano disabilità a causa della loro ansia sociale. Inoltre, l’ansia sociale può essere trattata. (Vedi recensione Bögels et al. sulle condizioni di comorbidità).

12. Specificazioni: Anche se ci sono prove a sostegno della specificazione “solo nella prestazione” non vi è alcuna prova che essa sia preferibile alle alternative; la specificazione “generalizzata” continua ad essere clinicamente utile, anche se l’operatività di questo identificatore resta problematica (cioè, difficile dire cosa significa “la maggior parte”).

Riferimento: Bögels SM et al: disturbo da ansia sociale: Domande e risposte per il DSM-V. Depressione e ansia, 2010, 27: 168-189; R Lewis-Fernández et al: Cultura e disturbi d’ansia: Raccomandazioni per DSM-V. Depressione e ansia, 2010, 27: 212-229

Riferimento: Bögels SM et al: Social Anxiety Disorder: Questions and Answers for the DSM-V. Depression & Anxiety, 2010; 27: 168-189; Lewis-Fernández R et al: Culture and the Anxiety Disorders: Recommendations for DSM-V. Depression & Anxiety, 2010; 27: 212-229

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