L’effetto delle madri canguro e i bimbi nati prematuri

madri canguro

Il basso peso alla nascita (definito come peso <2500 g) nel 2013, a livello mondiale, è stato la causa diretta o associata di morte per il 44% dei circa 2.763 000 neonati deceduti (UN Inter-agency Group for Child Mortality Estimation Levels & Trends in Child Mortality. New York, NY: UNICEF; 2014).

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, il 10% di tutte le nascite, in tutto il mondo, riguarda bambini nati prematuri (ad esempio, nati a <37 settimane di gravidanza).

I prematuri che sopravvivono presentano più frequentemente problemi comportamentali e neurologici, (Blencowe H,Lee AC,Cousens S, et al . 2013) deficit cognitivi, scarso rendimento scolastico, o problemi di attenzione (Aylward GP. 2005; Aylward GP,Pfeiffer SI,Wright A,Verhulst SJ. 1989; Aarnoudse-Moens CS,Weisglas-Kuperus N,van Goudoever JB,Oosterlaan J. 2009) in età scolare, sono meno socialmente competenti, spesso vittime di bullismo (Nadeau L,Tessier R,Lefebvre F,Robaey P., 2004) e, in adolescenza, essi sono spesso socialmente rifiutati (Breeman LD,Jaekel J,Baumann N,Bartmann P,Wolke D, 2016).

La cura genitoriale della madre canguro (definita KMC nel linguaggio accademico) è una tecnica consolidata ed efficace che si basa su 3 componenti: (1) la posizione “canguro” (vale a dire continuo contatto epidermico fra madre e bambino), (2) allattamento esclusivo al seno, quando possibile;  (3) dimissioni precoci dalla clinica, abbinate con attento follow-up.

Il KMC è stato originariamente sviluppato in Colombia come alternativa ambulatoriale ad una lunga ospedalizzazione, cioè fino a che il bambino non raggiunge un peso accettabile. (Charpak N,Ruiz-Peláez JG,Figueroa de C Z, Charpak Y, 2001)

Nel 1993-1996, è stato condotto uno studio clinico randomizzato (RCT) per confrontare l’intervento originale KMC e gli interventi “tradizionali” ospedalieri. Risultato: morbilità, mortalità, crescita, sviluppo, e altri indicatori di salute
erano altrettanto buoni o migliori di quelli ottenuti con i metodi tradizionali quando i bambini hanno raggiunto il primo anno di età.

Uno studio più recente dello stesso gruppo di ricerca ha affrontato due nuovi aspetti: 1- se i benefici della KMC sono ancora presenti dopo venti anni dalla nascita di questi soggetti, 2- se l’intervento KMC ha avuto un effetto protettivo nel lungo termine per quanto riguarda le difficoltà cognitive, sociali e scolastiche, in un campione randomizzato di partecipanti allo studio (37% del campione originario) nati con un peso di <1800 g alla nascita.

Lo studio mostra che, 20 anni dopo, i pazienti curati con il metodo KMC conservano un maggiore volume di  materia grigia nel caudato di sinistra, presentano un migliore controllo motorio e addirittura un piccolo vantaggio nel QI rispetto ai soggetti trattati in altri modi.

Gli individui KMC hanno anche un punteggio più basso nei questionari relativi al comportamento antisociale, sono più coinvolti nella vita familiare e hanno stipendi medi più elevati.

Questo studio longitudinale è importante perché seppure la nuova tecnologia neonatale, che diventa sempre più accessibile in tutti i Paesi del mondo, consente che anche i bambini nati più immaturi vengano salvati, è altresì importante cercare di limitare i possibili danni, sul piano fisico e psico-sociale di questi soggetti nati sotto peso, in particolare lieve deficit cognitivo, scarsa coordinazione motoria, problemi di udito, miopia, o deficit di attenzione a scuola. Tutto ciò, dicono i ricercatori, può influenzare la vita delle famiglie, ma spesso tutto ciò passa inosservato, soprattutto nei Paesi più poveri.

I risultati sul lungo termine di questo studio dovrebbero sostenere la scelta di introdurre il KMC per ridurre i disturbi medici e psicologici attribuibili alla nascita prematura. L’introduzione immediata di KMC subito dopo la cura intensiva neonatale infatti, senza altri interventi, motiva le famiglie a prendersi maggiore cura del piccolo e accorcia questo periodo non ottimale in cui il piccolo deve recuperare in fretta ciò che non ha potuto ricevere dal corpo della madre, a causa della interruzione precoce della gravidanza.

La domanda sorge spontanea: ma se tutto ciò funziona così bene con i nati prematuri, perché non usare questa tecnica con tutti i neonati?

Dr. Giuliana Proietti

Fonte:

Nathalie Charpak, Rejean Tessier, Juan G. Ruiz, Jose Tiberio Hernandez, Felipe Uriza, Julieta Villegas, Line Nadeau, Catherine Mercier, Francoise Maheu, Jorge Marin, Darwin Cortes, Juan Miguel Gallego, Dario Maldonado,Twenty-year Follow-up of Kangaroo Mother Care Versus Traditional Care, Pediatrics, gennaio 2017
Immagine:
Pexels

Autore:

Dr. Giuliana Proietti
● Psicologa-psicoterapeuta (attività libero-professionale in Ancona e Terni)
● Responsabile scientifico del sito www.psicolinea.it
● Saggista e Blogger
● Collaborazioni professionali ed elaborazione di test per quotidiani e periodici a diffusione nazionale
● Conduzione seminari di sviluppo personale
● Attività di formazione ed alta formazione presso Enti privati e pubblici
● Esperienza in psicologia del lavoro (Orientamento e Selezione del Personale)
● Co-fondatrice del sito Clinica della Timidezza e dell’attività ad essa collegata, sul trattamento dell’ansia, della timidezza e delle fobie sociali.

Per appuntamenti e collaborazioni: 347 – 0375949 Ancona

Biografia completa della Dr. Giuliana Proietti: qui

Tweets di @gproietti

Lascia un commento

Condivisioni