Si può imparare per tutta la vita?

Si può imparare per tutta la vita?

Clinica della Timidezza - CostiIn presenza: Civitanova Marche, Fabriano,  Ancona, Milano

Quando inizia l’apprendimento?

Gran parte delle funzioni cerebrali si attivano, infatti, a partire dalla primissima infanzia (attenzione, memoria, visione, udito, capacità motorie, ecc.), in modo da poter acquisire nuove conoscenze e competenze.

Come si svolge il processo dell’apprendimento?

L’apprendimento è un processo cognitivo dinamico che si svolge in due fasi: acquisizione di nuove informazioni e loro immagazzinamento nella memoria (assimilazione e accomodamento, nei termini di Piaget).

Come si può definire l’apprendimento?

Si può dire che l’apprendimento sia l’impronta lasciata nel cervello da un’esperienza vissuta. Questa dinamica viene in genere definita “plasticità del cervello”, visto che esso si rimodella continuamente grazie alle esperienze vissute e ai conseguenti apprendimenti.

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Cosa accade nel cervello durante l’apprendimento?

I neuroni interessati a questa esperienza cambiano il modo in cui interagiscono tra loro: le loro connessioni (sinapsi) vengono rinforzate o indebolite, in favore di altre che appaiono più “utili”. E’ una sorta di “potatura sinaptica”, come si fa quando un  albero ha dei rami troppo ingombranti. Questo fenomeno si verifica soprattutto durante l’infanzia e l’adolescenza.

Le tracce fisiche lasciate dall’apprendimento rimangono per sempre?

No, il rimodellamento è relativamente rapido, ma anche reversibile. Infatti, un team di ricercatori ha scoperto che alcune regioni del cervello nei giovani adulti presentano significativi cambiamenti strutturali, ma che come è venuto può anche dissolversi rapidamente.

Siamo in qualche modo “programmati” per imparare?

Si, l’organizzazione del cervello umano è in grado di adattarsi e riconfigurare le informazioni in qualsiasi momento.

Dr. Giuliana Proietti

Quali sono i periodi della vita in cui si impara di più?

Per quanto riguarda l’apprendimento linguistico sembra vi sia una finestra temporale  particolarmente favorevole nel periodo dell’infanzia. Questo tuttavia non significa che gli anziani non possano imparare con facilità una seconda lingua:  non è ancora provato se effettivamente si impari meglio una seconda lingua da giovani , mentre invece è certo che il periodo infantile è il più favorevole per l’apprendimento della lingua materna.

Lo stesso vale per gli strumenti musicali o la pittura: la plasticità del cervello lo permette a qualsiasi età.

In una ricerca condotta presso l’Istituto Universitario di Geriatria di Montreal (Canada), i ricercatori hanno chiesto a un gruppo di giovani adulti e a un gruppo di persone con più di 65 anni, di imparare 100 parole di spagnolo in un periodo di tre settimane. Alla fine di questa formazione, in un test gli anziani hanno raggiunto  tempi e numero di risposte corrette in modo simile ai giovani adulti, mostrando che entrambi i gruppi hanno prestazioni simili di apprendimento.

E ciò che è vero per la lingua e la conoscenza dichiarativa (esplicita), ciò vale anche per la conoscenza procedurale (implicita, in connessione con i gesti e i movimenti). In alcuni casi gli anziani hanno bisogno di un periodo di apprendimento più lungo, per compensare l’effetto dell’età, ma il meccanismo di plasticità del cervello per l’apprendimento è presente per tutta la vita.

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Quali sono i problemi degli anziani nell’apprendimento?

Gli anziani, si è visto, hanno tempi di reazione più lunghi, una memoria meno affidabile, una percezione sensoriale spesso alterata, e hanno più difficoltà a risolvere i problemi. Questi deficit osservati in laboratorio possono essere considerati un ostacolo per l’acquisizione di nuove informazioni fra le persone non più giovani.

Non bisogna però trascurare una dimensione importante dell’ avanzare dell’età: l’accumulo di esperienze di vita e di conoscenze. Nell’esperimento citato, riguardo all’apprendimento della lingua spagnola, l’imaging cerebrale mostra negli anziani una particolare attivazione di alcune reti di memoria che non si trova fra i più giovani. Questa attivazione specifica è quella della memoria chiamata “semantica”, quella cioè che memorizza la conoscenza soprattutto di carattere generale. Nel contesto di una sfida cognitiva, come quella di  imparare una seconda lingua, gli anziani si basano sulla propria esperienza come risorsa cognitiva ed in questo hanno una risorsa che i più giovani non hanno.

Il punto di forza del processo di apprendimento negli anziani sta dunque nel cercare nell’esperienza di vita una base per memorizzare, anche se si tratta di un processo lento.


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Come si fa a mantenere la plasticità mentale tipica dell’età giovanile?

La “manutenzione” del cervello sembra giocare un ruolo chiave nel mantenimento della plasticità tra i 30 e i 60 anni. Questa capacità è compromessa se, e solo se, si perde interesse verso le novità. Il ricercatore Pierre Marie Lledo, neuroscienziato presso l’Istituto Pasteur, sostiene  che, per mantenere la plasticità cerebrale, è importante una combinazione di fattori, come l’attività fisica, poco stress, evitare di consumare psicofarmaci, svolgere attività cognitive e di socializzazione.

Cosa se ne può concludere?

Se ne può concludere che,  qualsiasi età,  in assenza di patologie neurologiche, si può imparare, anche se ovviamente i meccanismi di apprendimento sono meno efficienti da una certa età in poi, in termini di velocità di acquisizione. Contrariamente a quanto la ricerca ha pensato a lungo, non siamo bloccati da un determinismo biologico che permette di imparare solo fino ad una certa età.

Dr. Giuliana Proietti

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Fonte: Notre cerveau peut apprendre à tout âge, The Conversation

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