Timidi si nasce o si diventa?

La timidezza ha delle componenti genetiche?

La timidezza, in termini più tecnici definita il “disturbo d’ansia sociale”, ha sicuramente delle componenti genetiche, vale a dire che i genitori possono trasmettere ai figli le caratteristiche genetiche che alimentano questo disturbo: si stima che il 30-40% delle cause della timidezza possano essere attribuite a fattori ereditari. La restante parte dei fattori predisponenti è dovuta all’interazione con l’ambiente.

Cosa ha scoperto la ricerca sugli aspetti genetici?

Finora, i ricercatori non hanno trovato un particolare corredo genetico legato alla timidezza, anche se sono stati scoperti dei  cromosomi specifici legati ad altri disturbi d’ansia, come l’agorafobia e il disturbo di panico.

Quali sono le aree del cervello coinvolte negli stati ansiosi?

Le aree cerebrali coinvolte negli stati ansiosi sono quattro:

  1. Il tronco cerebrale (controlla la frequenza cardiaca e la respirazione)
  2. Il sistema limbico (influenza il tono dell’umore e il livello di ansia)
  3. La corteccia prefrontale (aiuta a valutare il rischio e il pericolo)
  4. La corteccia motoria (controlla i muscoli)

Quali studi sono stati condotti sul cervello delle persone timide?

Attraverso la tecnica del “neuroimaging”, che permette di guardare non solo alla struttura del cervello, ma anche alle sue funzioni in specifiche aree cerebrali (ad esempio osservare le differenze nel flusso sanguigno in aree specifiche del cervello in persone che soffrono di un particolare disturbo).

Studiando il flusso di sangue nel cervello con un tipo di neuroimaging chiamato “Tomografia ad emissione di positroni (o PET) in soggetti fobici, mentre parlavano in pubblico, si è visto che le persone timide avevano un aumentato flusso sanguigno nella amigdala, una parte del sistema limbico associato alla paura.

Al contrario, le immagini PET di persone che non avevano disturbi d’ansia sociale mostravano un aumento del flusso sanguigno nella corteccia cerebrale, un’area associata al pensiero e alla valutazione. Sembra dunque che le persone con disturbo d’ansia sociale, il cervello reagisce alle situazioni sociali in modo diverso rispetto alle persone senza il disturbo.

I neurotrasmettitori cerebrali possono avere un ruolo?

Si. I neurotrasmettitori cerebrali servono per inviare segnali da una cellula all’altra. I neurotrasmettitori  coinvolti negli stati ansiosi sono la norepinefrina,  la serotonina, la dopamina, l’acido gamma-amminobutirrico (GABA).
Le persone con disturbo d’ansia sociale condividono con le persone che soffrono di agorafobia e di disturbi da attacchi di panico dei valori alterati di questi neurotrasmettitori. La ricerca sta andando avanti per individuare dei farmaci che possano migliorare l’equilibrio di tutte queste sostanze nel cervello.

I genitori possono, con il loro esempio, influenzare i figli nell’acquisire un carattere timido?

I genitori timidi rappresentano un modello per i bambini, che imparano a vedere il mondo dalla prospettiva della persona timida (ansia, insicurezza, scarsa autostima, sopravvalutazione degli altri, ecc.). Se il genitore è timido infatti trasferisce ai figli, del tutto inconsapevolmente, informazioni verbali e non verbali sui pericoli delle situazioni sociali e sull’isolamento sociale come mezzo per difendersene. Se i genitori si preoccupano molto di ciò che gli altri pensano di loro, è probabile che i figli sviluppino un po’ di questa ansia sociale su se stessi; la stessa cosa può avvenire, sempre come esempio, se non vi sono frequentazioni sociali, la casa è sempre vuota e non si va mai da nessuna parte con altre persone.

I traumi che ruolo hanno?

Un altro fattore ambientale di un certo rilievo è l’aver vissuto un trauma nell’età infantile o adolescenziale. A volte l’evento traumatico può non essere stato diretto, ma osservato attraverso l’esperienza di un’altra persona. Una persona vulnerabile, in quanto predisposta a questo disturbo, potrebbe vivere empaticamente le difficoltà di un’altro come proprie, identificarsi nel soggetto in difficoltà e fare propri i suoi comportamenti.

Anche genitori estroversi possono portare i figli a diventare timidi?

Si. I genitori poi possono essere estroversi, ma eccessivamente protettivi oppure noncuranti, o anche ipercritici, perfezionisti… Quando i bambini non riescono a trovare una forma di attaccamento adeguato con le figure primarie con le quali stabiliscono una relazione (in genere i genitori) essi corrono maggiori rischi di non essere capaci di trovare la forza in se stessi per affrontare  le sfide della vita.

Dr. Giuliana Proietti

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Autore:

Dr. Giuliana Proietti
● Psicologa-psicoterapeuta (attività libero-professionale in Ancona e Terni)
● Responsabile scientifico del sito www.psicolinea.it
● Saggista e Blogger
● Collaborazioni professionali ed elaborazione di test per quotidiani e periodici a diffusione nazionale
● Conduzione seminari di sviluppo personale
● Attività di formazione ed alta formazione presso Enti privati e pubblici
● Esperienza in psicologia del lavoro (Orientamento e Selezione del Personale)
● Co-fondatrice del sito Clinica della Timidezza e dell’attività ad essa collegata, sul trattamento dell’ansia, della timidezza e delle fobie sociali.

Per appuntamenti e collaborazioni: 347 – 0375949 Ancona

Biografia completa della Dr. Giuliana Proietti: qui

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