Ansia sociale: una nuova terapia?

ansia sociale

L’ansia sociale non è solo un problema individuale, ma di salute pubblica: i pazienti più colpiti riferiscono infatti che l’ansia ha ostacolato in modo significativo il loro funzionamento sociale a scuola e nella vita lavorativa. Si tratta di questioni che influenzano negativamente le loro scelte di carriera, l’ingresso nel mercato del lavoro e l’adattamento con i colleghi nell’ambiente lavorativo. Questi problemi di ansia sociale inoltre sono una delle principali cause di assenteismo e il disturbo d’ansia più comune del nostro tempo.

Le persone con ansia sociale temono l’esposizione allo sguardo critico degli altri, hanno paura che gli altri li guardino, li giudichino e si formino un parere negativo sul loro conto. Essi temono soprattutto l’imbarazzo di essere considerati nervosi, deboli o sciocchi.

Parlare di fronte ad altre persone, partecipare agli incontri dei genitori a scuola, mangiare insieme con gli altri, eccetera può essere molto problematico per le persone che soffrono di ansia sociale. Alcuni temono anche che gli altri possano accorgersi del tremore delle loro mani, o dei tentennamenti della voce, o del rossore, o del sudore: fenomeni che si manifestano invariabilmente quando queste persone si trovano con altre persone. Per questa ragione finiscono per evitare questi tipi di situazioni.

Hans M. Nordahl, docente di medicina comportamentale presso l’Università norvegese della scienza e della tecnologia (NTNU) ha condotto un progetto con un team di medici e psicologi provenienti dalla NTNU e dall’Università di Manchester, in Inghilterra, per esaminare gli effetti della psicoterapia e dei farmaci su pazienti con disturbi d’ansia sociale.

Secondo questi ricercatori, per curare il disturbo di ansia sociale non è giusto fare come si è fatto finora, cioè combinare farmaci e psicoterapia, anche quando l’ansia mostra livelli elevati: infatti rispondono bene ai farmaci solo i pazienti depressi, mentre sugli ansiosi questi farmaci possono produrre l’effetto contrario a quello desiderato. In particolare, gli inibitori della ricaptazione della serotonina (SSRI), possono avere forti effetti collaterali sul piano fisico. Infatti, quando i pazienti si sono curati con i farmaci per qualche tempo e desiderano ridurli, le sensazioni corporee associate con la fobia sociale, come brividi, vampate di calore e vertigini tendono a tornare nelle situazioni sociali. I pazienti finiscono dunque in uno stato di ansia sociale acuto ancora una volta.

Oggi per trattare i disturbi d’ansia sociale si usa la terapia cognitivo-comportamentale, associata ai farmaci nei casi più gravi. Lo studio di questi ricercatori, recentemente pubblicato sulla rivista Psychotherapy and Psychosomatics
mostra che la terapia cognitiva da sola ha un effetto molto più a lungo termine rispetto ai farmaci o ad una combinazione dei due.

Quasi l’85 per cento dei partecipanti allo studio ha mostrato significativi miglioramenti o è guarito utilizzando solo la terapia cognitiva. “Ci sono voluti dieci anni per realizzare lo studio ed è stato impegnativo sia dal punto di vista accademico sia in termini di logistica, ma il risultato è davvero incoraggiante,” ha dichiarato il team.

“I pazienti spesso contano più sul farmaco e non danno la stessa importanza alla terapia. Pensano che sia la medicina ciò che li renderà più sani, e diventano dipendenti da qualcosa di esterno, piuttosto che imparare a regolare se stessi. Così il farmaco mimetizza la scoperta che, imparando tecniche efficaci, i pazienti
hanno la capacità di gestire da soli la loro ansia “, ha detto Nordahl.

La terapia cognitivo-comportamentale è un trattamento in cui il terapeuta lavora per ottenere che il paziente accetti la paura che prova nelle situazioni sociali, che si renda disponibile ad affrontare questa paura, spostando l’attenzione su ciò che desidera fare o dire in queste situazioni.

Allo studio di Nordahl hanno partecipato oltre cento pazienti, che sono stati divisi in quattro gruppi.

Il primo gruppo ha ricevuto solo farmaco, il secondo gruppo ha ricevuto solo la psicoterapia, il terzo ha ricevuto una combinazione dei due, e il quarto ha ricevuto una pillola placebo. I quattro gruppi sono stati seguiti fino ad un anno dopo il termine della terapia.

Durante il trattamento e subito dopo, i pazienti nei gruppi due e tre sono stati ugualmente bene.  Dopo un anno però, era chiaro che il gruppo che aveva ricevuto solo la terapia cognitiva stava meglio degli altri. Solo con l’aiuto della terapia cognitiva i ricercatori sono riusciti ad aumentare il tasso di recupero di questi pazienti con disturbi d’ansia sociale dal 20 al 25 per cento, in confronto con la norma per questo gruppo.

Nordahl e il resto del gruppo di ricerca hanno anche lavorato per migliorare la terapia cognitiva standard. Hanno aggiunto ad esempio nuovi elementi di elaborazione, che hanno mostrato una maggiore efficacia.

“Stiamo utilizzando ciò che chiamiamo terapia metacognitiva, il che significa che lavoriamo con i pensieri dei pazienti e con le loro reazioni e credenze su quei pensieri. Ci rivolgiamo soprattutto alla “ruminazione”, cioè al preoccuparsi di come essi funzionano nelle situazioni sociali. Imparare a regolare i loro processi di attenzione e di formazione con compiti mentali fornisce nuovi elementi terapeutici di enorme potenzialità”.

Commento: interessante, e ci incoraggia nel proseguire la applicazione delle tecniche descritte nell’articolo, che applichiamo da anni sui nostri pazienti in studio. Ben vengano dunque queste ricerche, che confermano le nostre esperienze e le nostre pratiche cliniche. 

Dr. Walter la Gatta

Fonte:

Hans M. Nordahl, Patrick A. Vogel, Gunnar Morken, Tore C. Stiles, Pål Sandvik, Adrian Wells. Paroxetine, Cognitive Therapy or Their Combination in the Treatment of Social Anxiety Disorder with and without Avoidant Personality Disorder: A Randomized Clinical Trial. Psychotherapy and Psychosomatics, 2016; 85 (6): 346 DOI: 10.1159/000447013

Immagine:
Pexels

Autore:

Dr. Walter La Gatta
Si occupa di:

. Psicoterapie individuali e di coppia
. Sessuologia (Terapeuta del Centro Italiano di Sessuologia)
. Tecniche di Rilassamento e Ipnosi
. Disturbi d’ansia, Timidezza e Fobie sociali.

E' responsabile del sito
www.clinicadellatimidezza.it


Riceve ad Ancona, a Fabriano e Terni. Possibili anche consulenze via Skype. Per appuntamenti: 348 – 331 4908

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