Ansia sociale, depressione, felicità

ansia sociale depressione felicità

Lo studio del benessere soggettivo è cresciuto notevolmente negli ultimi tre decenni e conta già più di 12.000 pubblicazioni nel 2012 [Diener E., 2013]. Nella maggior parte degli studi è stata seguita la formulazione tripartita di benessere soggettivo come originariamente proposta da Diener  [Diener E., 1984; Diener E, Suh EM, Lucas RE, Smith HL, 1999]. Secondo questa formulazione il benessere soggettivo è un costrutto multidimensionale costituito da tre componenti separate: (1) la presenza di emozioni positive; (2) la relativa mancanza di emozioni negative; e (3) la valutazione globale delle persone sulle loro condizioni di vita.

La felicità e le emozioni (positive e negative) sono componenti essenziali del benessere soggettivo. La felicità è naturalmente data dalla preponderanza delle emozioni positive su quelle negative, ma anche dalla valutazione complessivamente positiva della propria vita. La valutazione sulla soddisfazione generale della vita può essere vista come una valutazione prevalentemente cognitiva della qualità delle esperienze vissuta dalla persona, che riguardano tutta la vita. La generale soddisfazione di vita si riferisce dunque a condizioni di lungo termine; esse differiscono  nettamente dall’umore condizionato momentaneamente da specifiche emozioni positive e negative, come può accadere nella vita quotidiana, o in determinati periodi [DeNeve KM, Cooper H., 1998].

Una vasta letteratura empirica dimostra che le persone che si sentono più felici ottengono migliori risultati nella vita, tra cui benessere economico, relazioni stabili su cui contare, salute mentale, salute fisica e longevità. Studi prospettici e longitudinali dimostrano che la felicità spesso precede e prevede questi risultati positivi, piuttosto che esserne un derivato [Diener E., 2013-Diener E, Suh EM, Lucas RE, Smith HL., 1999, Lyubomirsky S, King L, Diener E., 2005].

Alcuni studi hanno mostrato che persone con una diagnosi di malattia mentale tratta dal DSM-IV continuavano a provare, nonostante una patologia considerata abbastanza grave, un certo benessere soggettivo, come si vede dall’analisi dell’Adult Psychiatric Morbidity Survey for England [2007].

Vi sono altri studi che confermano questi dati, ma in particolare è tenuto in considerazione quello di Rapaport [Rapaport MH, Clary C, Fayyad R, Endicott , 2005].
In questo studio le persone che mostravano un minore livello di felicità rispetto alla norma (due o più deviazioni standard) erano le persone che avevano ricevuto una diagnosi di: disturbo depressivo maggiore (63%), doppia depressione /cronica (85%), disturbo di distimia (56%), disturbo da attacchi di panico (20%), disturbo ossessivo-compulsivo (26%), fobia sociale (21%), disturbi premestruali (31%), disturbo post traumatico da stress (59%).

Come si vede dunque, non tutti i depressi cronici hanno una soddisfazione di vita inferiore alla media, così come quasi l’80 per cento delle persone con fobia sociale hanno una soddisfazione di vita abbastanza simile a chi non vive questi problemi.

Oltre alla presenza/assenza della psicopatologia, anche i tratti di personalità possono essere dei determinanti personali di felicità. Deneve e Cooper [1998] hanno eseguito una meta-analisi della ‘personalità felice’ sulla base di 197 campioni. Le più importanti caratteristiche di personalità relative alla felicità (tratte dal Big Five Questionnaire, test di personalità)  sono risultate quelle della estroversione (r complessivo = .27) e  della stabilità emotiva (nel complesso r = -.25). Una più recente meta-analisi di Steel et al. [2008], sulla base di 347 campioni, ha ugualmente indicato forti legami fra personalità e benessere soggettivo. Anche in questo studio i tratti di personalità del Big Five relativi a estroversione (r complessivo = .35) e stabilità emotiva (nel complesso r = -.30) sono stati più fortemente e costantemente associati con la felicità.

Fondamentalmente, i dati relativi alla stabilità emotiva e all’estroversione sono anche i tratti di personalità del Big Five più direttamente associati alle differenze individuali in campo psicopatologico (quando sono di livello inferiore alla media).  Molti disturbi psicopatologici sono stati infatti associati ai bassi livelli di estroversione ottenuti nel Big Five, in particolare per quanto riguarda il disturbo distimico e di ansia sociale [Kotov R, Gamez W, Schmidt F, Watson D., 2010].

Dr. Giuliana Proietti

Fonte:
Philip Spinhoven,Bernet M. Elzinga,Erik Giltay,Brenda W. J. H. Penninx, Anxious or Depressed and Still Happy?

Immagine:
Wikimedia

Autore:

Dr. Giuliana Proietti
● Psicologa-psicoterapeuta (attività libero-professionale in Ancona e Terni)
● Responsabile scientifico del sito www.psicolinea.it
● Saggista e Blogger
● Collaborazioni professionali ed elaborazione di test per quotidiani e periodici a diffusione nazionale
● Conduzione seminari di sviluppo personale
● Attività di formazione ed alta formazione presso Enti privati e pubblici
● Esperienza in psicologia del lavoro (Orientamento e Selezione del Personale)
● Co-fondatrice del sito Clinica della Timidezza e dell’attività ad essa collegata, sul trattamento dell’ansia, della timidezza e delle fobie sociali.

Per appuntamenti e collaborazioni: 347 – 0375949 Ancona

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