La vergogna: emozione positiva o negativa?

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La vergogna  è considerata, nella cultura occidentale, una componente onnipresente della vita di tutti i giorni ed è associata a sentimenti di debolezza, di vulnerabilità, di rifiuto (Lansky, 2003). Si tratta di un’emozione spesso invisibile: è infatti spesso nascosta, perché ci si vergogna di provare vergogna (Kaufman, 1989).

Chi prova questa emozione sperimenta un grande senso di disagio, tanto da ricorrere a strategie personali  o a meccanismi di difesa che spesso non sono funzionali ed anzi sono controproducenti (Elison 2005; Elison, Garofolo, e Velotti, 2014; Nathanson, 1987, 1992; Velotti, Elison, e Garofolo, 2014; Webb, 2003, 2010).

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Alcuni ricercatori che hanno condotto studi su questo argomento, come ad esempio M. Lewis (2003), Tangney e Dearing (2002), e Tracy e Robins (2004), considerano questa emozione come negativa, in quanto fine a se stessa, prova di valore adattativo, a differenza del senso di colpa, che è un sentimento più maturo e più adattivo, in quanto capace di regolare i comportamenti.

Eppure per provare questa emozione, come per il senso di colpa, è necessario che si sia sviluppata una capacità cognitiva che non viene raggiunta prima dell’età di 2 o 3 anni (M. Lewis, 2000), il che implica che la vergogna non possa teoricamente esistere prima di tale età.

Esistono tuttavia numerose prove del fatto che questa emozione possa essere effettivamente osservata nei bambini anche piccolissimi (Izard, 1971; Nathanson, 1992; Tomkins, 1962, 1963) il che suggerisce che non sia necessariamente subordinata allo sviluppo cognitivo.

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Questa emozione fu descritta da Charles Darwin alla fine del XIX° secolo: la descrive come un’emozione universale, che si sviluppa dall’infanzia in tutte le popolazioni del mondo ed è osservabile nelle espressioni facciali e nelle posture. Dopo Darwin altri autori lo hanno seguito su questa scia (Darwin, 1872/1965; Ekman, 1972, 1973; Tomkins , 1962).

Più o meno tutte le teorie associano alla vergogna altre emozioni, quali imbarazzo, umiliazione, irritabilità,  collera, tristezza, soggezione, ansia, paura, terrore, disgusto  (Ekman, 1972; Nathanson, 1987, 1989; Tomkins, 1962, 1963, 1991, 1992; Webb, 2003). Questi sentimenti si verificano a causa della consapevolezza che si ha di alcune situazioni spiacevoli (Basch, 1976).

Ogni persona lega l’atto di vergognarsi ad alcuni aspetti cognitivi ed emotivi, oltre che alla propria memoria autobiografica (Nathanson, 1992).


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I segni facciali e posturali di questa emozione comprendono la deviazione dello sguardo, l’abbassamento e l’allontanamento del viso, la postura dimessa, la dilatazione dei vasi sanguigni del viso e del collo (Darwin, 1872/1965, Nathanson, 1992; Webb, 2003). Anche nel mondo animale si osserva la vergogna, specialmente nei comportamenti in cui si sottolinea un atteggiamento di dominanza/sottomissione ad esempio nei primati. Questi comportamenti hanno lo scopo evolutivo di scongiurare possibili minacce, interne ed esterne (Keltner e Harker, 1998).

La vergogna, come si è detto, si esprime in tutte le culture umane, ma viene considerata e giudicata in modo diverso: in alcune parti dell’Asia, dell’Africa e dell’America meridionale e centrale, e nelle culture collettiviste in generale, essa viene considerata un modo funzionale alla regolazione del comportamento sociale e dunque ha un’accezione positiva (Sheikh, 2014).

A livello individuale può avere un’origine interna o esterna (Gilbert, 2001), oppure essere una combinazione di entrambe le cose (Cook, 1996). I vissuti interiori si hanno quando si pensa di aver fatto qualcosa contrario al proprio sistema di valori personali , a livello di pensiero e di comportamento.

Essa si traduce in una svalutazione del proprio concetto di sé e nella convinzione di essere persone indegne, incapaci, deboli, o inadeguate. I vissuti esteriori riguardano invece la difficoltà di rapportarsi con persone che hanno un giudizio negativo nei propri confronti. Se questo giudizio negativo viene accettato e interiorizzato genera a sua volta un senso di vergogna interiore(Gilbert & Andrews, 1998).

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Un esempio di come si potrebbe verificare la vergogna interiore si ha quando un soldato si trova ad uccidere per senso del dovere e non per convinzione personale. Il suo comportamento potrebbe essere considerato del tutto opportuno e giustificato in termini di impegno o di formazione, ma completamente estraneo ai valori personali, e quindi distruttivo del concetto di sé.

A livello interpersonale la vergogna potrebbe essere causata dalla perdita di status, cioè dal perdere la propria posizione di prestigio in un gruppo sociale o nel luogo di lavoro (Gilbert, McEwan, Bellew, Mills, e Gale, 2009). I veterani che tornavano a casa da una guerra impopolare come fu quella in Vietnam erano spesso messi alla gogna in pubblico e stigmatizzati, il che produceva vergogna (Herman, 1992).

A livello culturale, Scheff (1994, 1997) ha correlato la recrudescenza del terrorismo mondiale con il senso di vergogna e di umiliazione vissuto da parte di persone private ​​dei diritti civili e del rispetto per la propria religione. Scheff (2011) e Gilligan (1997, 2001) hanno sostenuto infatti che la mancanza di rispetto da parte degli altri viene vissuta con vergogna e senso di umiliazione. Il sentirsi sottovalutati o esclusi può produrre risposte disadattive, come quelle della rabbia e della violenza, come forma di difesa personale. (Elison et al., 2014)

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Scheff (1994) ha parlato della vergogna come di un’emozione che svolge un ruolo centrale nell’evocare altre emozioni. Nathanson (1987, 1992), allo stesso modo, ha concettualizzato la vergogna come un’emozione chiave, proponendo la teoria della “bussola della vergogna”, con la vergogna in una posizione centrale e comportamenti legati alla vergogna riassunti in: “attacco all’altro”, “attacco a sé”, “ritiro” e “prevenzione”. La teoria della bussola della vergogna suggerisce che gli individui sviluppano script o schemi al fine di ignorare, ridurre, o spostare la vergogna, senza affrontare direttamente la sua origine.

Dr. Walter La Gatta

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Fonte:

Taylor, T. F. (2015). The influence of shame on posttrauma disorders: have we failed to see the obvious? European Journal of Psychotraumatology, 6, 10.3402/ejpt.v6.28847. http://doi.org/10.3402/ejpt.v6.28847

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Autore:

Dr. Walter La Gatta
Si occupa di:

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