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La TCC per i disturbi del sonno

Prendere un sonnifero o bere alcolici non è il modo più efficace per riuscire a dormire meglio di notte, quando si soffre di insonnia. Lo suggerisce un nuovo studio, condotto presso la Ryerson University.

Le persone che soffrono di disturbi del sonno tendono a praticare quelli che i ricercatori hanno definito ‘comportamenti di sicurezza’ per favorire il sonno (ad esempio assumere farmaci o bere alcolici). In realtà questi comportamenti, nel lungo periodo, non solo non aiutano, ma finiscono per disturbare ulteriormente il sonno.

Heather Hood, autrice principale dello studio, è un’esperta della terapia dell’insonnia ed ha già condotto in precedenza ricerche sul collegamento che c’è tra disturbi d’ansia e relativi “comportamenti di sicurezza”.

Ora, insieme a Colleen Carney, direttrice del Ryerson’s Sleep and Depression Laboratory, e ad Andrea Harris, psicologo, la Hood ha chiesto a 397 studenti di completare un sondaggio online che riguardava i “comportamenti di sicurezza” (i quali, come si è detto, sono le procedure seguite a livello individuale per evitare di stare svegli di notte).

Si voleva capire come si svolgono questi riti notturni e quanto i partecipanti ritengano che questi riti siano necessari per riuscire a dormire. E’ stato dunque chiesto di valutare il livello della paura di non riuscire a dormire a sufficienza e la misura in cui i partecipanti cercano di evitare la sensazione di stanchezza diurna.

I ricercatori hanno scoperto così che il 40 per cento degli studenti soffrivano di disturbi del sonno e che essi facevano uso di questi “comportamenti di sicurezza”, senza però ricavarne benefici.
“Le persone che faticano a dormire bene impegnano molte energie nel cercare di forzare il sonno”, ha detto la Carney: il sonno invece è qualcosa che deve svolgersi naturalmente, quindi più ci si impegna a provocarlo, meno si ottengono risultati.

La Carney, che è anche una terapeuta dei disturbi del sonno, ritiene che la terapia cognitivo-comportamentale (TCC) sia la psicoterapia più efficace, come soluzione a lungo termine, per chi soffre di disturbi del sonno. Nella terapia cognitivo-comportamentale, che è quella che stanno applicando nel Laboratorio della Ryerson, viene insegnato ai pazienti di rinunciare alla lotta contro le difficoltà di addormentamento, e a lavorare piuttosto con la propria fisiologia, per imparare ad addormentarsi in modo naturale.

“La terapia cognitivo-comportamentale è la terapia più consigliata per combattere l’insonnia cronica. Essa infatti insegna ad adottare i comportamenti più adeguati per un buon sonno ristoratore, modificando le abitudini ed imparando ad avere un atteggiamento più rilassato nei confronti del sonno.”

Lo studio, Rethinking Safety Behaviors in Insomnia: Examining the Perceived Utility of Sleep-Related Safety Behaviors, sarà pubblicato nel numero di dicembre di Behaviour Therapy.

Fonte:
Not Getting Enough Sleep? Popping A Pill Not The Best Way To Get Rid Of Insomnia In The Long Term Suggests Sleep Experts, Medical News Today

Dr. Giuliana Proietti

Immagine:

Ricalamusa, Flickr

Dr. Giuliana Proietti

Psicoterapeuta Sessuologa

● Attività professionale in presenza: Ancona, Roma, Fabriano, Civitanova Marche
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● Saggista e Blogger
● Collaborazioni professionali ed elaborazione di test per quotidiani e periodici a diffusione nazionale
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● Co-fondatrice del sito Clinica della Timidezza e dell’attività ad essa collegata, sul trattamento dell’ansia, della timidezza e delle fobie sociali.

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