Prescrivere il sintomo: interventi paradossali in terapia

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Prescrivere il sintomo: interventi paradossali in terapia

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Se si riceve la consegna di NON pensare a un elefante rosa per 30 secondi spesso non ci si riesce, perché la prescrizione paradossale di NON pensarci, porta proprio a pensare all’elefante rosa, un’immagine fuori dal comune che mai si sarebbe pensata se non fosse stata evocata da qualcuno, sebbene con l’intento di inibirla.

Le terapie paradossali usano lo stesso meccanismo: a volte l’approccio inaspettato, l’opposto di ciò che sembra essere la soluzione più logica, permette alla persona di rompere il guscio doloroso di pensieri e sentimenti autodistruttivi e incoerenti che la inibiscono.

Tra gli strumenti utilizzati nelle terapie paradossali vi è la prescrizione del sintomo. Avete capito bene: il terapeuta non suggerisce al paziente di mettere in atto comportamenti alternativi al sintomo ma, ma il sintomo stesso che il paziente vuole risolvere. 

Ad esempio: il paziente teme di fallire in qualcosa? Il terapeuta gli chiede di fallire realmente in quella cosa, ma volontariamente. Una persona tende a rimandare le cose e questo per lei rappresenta un problema? Il terapeuta le chiede di programmare un’ora al giorno per procrastinare meglio i suoi impegni.

Con le tecniche paradossali si chiede di fare qualcosa, con l’intento di ottenere il risultato opposto.

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Facciamo l’esempio dell’onicofagia (il mangiarsi le unghie). Il terapeuta può prescrivere al paziente di mangiarsi le unghie ogni volta che può, oppure dieci minuti si e dieci minuti no durante la giornata, oppure mangiare le unghie della mano destra e non della sinistra, ecc.

L’obiettivo, in questo caso, è cambiare i rituali che accompagnano il comportamento indesiderato. Queste piccole modifiche ai comportamenti abituali, secondo questa teoria, sono importantissime: come avviene con ogni singolo spostamento nel cubo di Rubik, questi piccoli cambiamenti riescono a modificare l’intero sistema.

Con la prescrizione paradossale del sintomo, o il paziente abbandona il comportamento sintomatico, contravvenendo alla prescrizione del terapeuta, oppure segue le indicazioni ricevute e mette in atto il sintomo. Entrambi i casi portano però necessariamente all’estinzione del sintomo, perché anche il mettere in atto la prescrizione porta a riconoscere di saper agire volontariamente sul sintomo, il quale perde così la sua caratteristica di involontarietà e incontrollabilità.

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La prescrizione del sintomo ha anche l’effetto di aggirare la “resistenza al cambiamento” del paziente, ovvero quel fattore che impedisce al paziente di abbandonare il sintomo e dare avvio ad un vero cambiamento.

Un altro effetto importante di questi interventi paradossali è che essi servono soprattutto a sdrammatizzare: se il paziente ride all’idea di dover provocare volontariamente il suo spiacevole sintomo, questo lo rilassa e lo porta a guardare al sintomo con meno timore.

Ovviamente sono prescrizioni un po’ a rischio e talvolta presentano anche problematiche di tipo etico. In effetti, molto è stato scritto per stabilire linee guida per gli interventi paradossali in terapia, per evitare situazioni pericolose. Per la stessa ragione questi strumenti, in via generale, non dovrebbero essere usati come forma di auto-aiuto, perché necessitano di un monitoraggio da parte del terapeuta.

Dr. Walter La Gatta

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