Qualche giorno fa ho avuto un “attacco” di timidezza eccessiva… Mi spiego meglio, sono stato diverse ore con colleghi universitari ( ho 20 anni ), completamente muto o quasi, mentre loro parlavano, ridevano e mi ignoravano completamente… Ad un certo punto volevo andarmene, ma non riuscivo neanche a muovermi quasi, a stento trattenevo le lacrime. Sono da sempre stato timido ed introverso purtroppo, non sono riuscito ad uscirne… Non riesco a capire, non mi sento né meglio né peggio degli altri, eppure non riesco ad essere completamente libero quando sono con gli altri. È un problema di forza di volontà? Devo solo continuare a provare? Sembra non riesca ad uscirne più, non vedo molta luce nel mio futuro…

A scuola sono sempre stato bravo, potrei dire “il primo della classe” , all’università ora la media non è scesa continuando a prendere voti alti. Corro regolarmente 4 volte a settimana.

Dico questo perché un po’ cerco di impegnarmi nella mia vita, ma non riesco ad uscire dalla timidezza che me la sta avvelenando. I confronti con gli altri credo siano solo deleteri, ma è deprimente ritrovarsi a 20 anni senza un amico, o senza aver mai neanche baciato una ragazza ( non è il fulcro del discorso, ma sicuramente è un indicatore che la situazione non è delle più positive ).

Come se non bastasse in questi due-tre giorni, mi sento completamente a terra. Riesco soltanto a piangere, mi sento completamente solo, forse dovrei soltanto impegnarmi di più ed andare avanti… Non so più cosa fare.

Un saluto, Luigi.

Gentilissimo Luigi,

Saremo forse ripetitivi, qui alla Clinica della Timidezza, ma il discorso è sempre quello: da soli si può fare poco, perché si è parte del problema. Se i suoi pensieri automatici la portano verso la sensazione di disagio, è difficile che gli stessi pensieri la possano portare allo stesso tempo verso la soluzione del disagio. Dunque: in primis va benissimo essersi resi conto che c’è qualcosa che non va e che qualcosa deve essere fatto, questo è sicuramente il necessario preludio a qualsiasi ipotesi di cambiamento.
Secondo: occorrono nuovi stimoli, nuovi stili di ragionamento, nuovi input. Dove trovarli?
Ovviamente la prima risposta è presso un terapeuta esperto in questo tipo di problematiche, che riguardano l’ansia sociale e la timidezza. Volendo escludere la prima soluzione ve ne possono essere altre: libri di auto-aiuto, frequentazione di siti e forum online in cui potersi confrontare con altre persone, corsi di comunicazione, corsi di recitazione.
La situazione che descrive è fastidiosissima, ma non è insuperabile: è come avere un terribile brufolo sul viso, che tutti guardano con ripugnanza e chi lo porta si sente come un marchio di bruttezza addosso… In realtà, con una pomata adatta, il brufolo può sparire in pochi giorni e far dimenticare completamente l’inestetismo, il senso di ripugnanza degli altri, il senso di disagio del “portatore sano”. Perché non cominciare dunque a guardare le cose da questo punto di vista?
“Ho un problema. Esiste la soluzione del problema. Devo trovare la soluzione del problema!”
Il suo prossimo step è dunque questo: “cercare la pomata adatta” per superare gli aspetti critici della sua timidezza 😉

Molti auguri, per tutto.

Dr. Walter La Gatta

Immagine:
Wikimedia

 

Autore:

Redazione
Il Sito www.clinicadellatimidezza è online dal 2002 e si occupa di timidezza, ansia e fobie sociali.
Responsabile, Dr. Walter La Gatta, psicoterapeuta di Ancona.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.