Ansia sociale sul posto di lavoro

Ansia sociale sul posto di lavoro


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A volte ci si prepara bene per svolgere una professione, ma quando poi quando la si inizia davvero si capisce improvvisamente di non esserci tagliati, anche a causa di un temperamento troppo introverso, poco capace di rapportarsi con il mondo esterno.

Ad esempio, quando gli incarichi di responsabilità assunti portano a parlare in pubblico, ad esprimere opinioni, ad assumere il ruolo di leader, molti possono decidere di lasciare l’incarico, per cercare un lavoro forse meno appagante dal punto di vista della carriera, ma sicuramente più tranquillo.

L’ansia sociale sul luogo di lavoro tuttavia non riguarda solamente chi ha particolari responsabilità, ma anche le persone timide, che svolgono un lavoro defilato, ma che temono di finire involontariamente al centro dell’attenzione.

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Sul luogo di lavoro questa particolare ansia si può presentare solo in determinate condizioni (ad esempio riunioni, convocazioni del proprio supervisore, rapporti con colleghi più giovani o più anziani, ecc.), oppure può essere una costante.

E’ bene sapere che circa una persona su dieci vive problemi di ansia sociale sul lavoro, il che può portare a:
  • Scarsa produttività – i sintomi portano a rifiutare le responsabilità o a mettersi in disparte, piuttosto che partecipare attivamente al lavoro di squadra;
  • Assenze dal lavoro – i lavoratori con ansia sociale sono molto stressanti e per questo fanno molte assenze;
  • Minore avanzamento di carriera – dipendenti di grande talento possono essere frenati dall’ansia sociale e per questo essi possono addirittura arrivare alle dimissioni, pur di evitare situazioni che non si riescono a gestire.

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Va inoltre messo in evidenza che il rischio di essere licenziati, per questi soggetti, è più elevato, rispetto a persone meglio integrate nel gruppo.

Infatti, è più facile sbarazzarsi di qualcuno che nessuno conosce molto bene…I soggetti  che soffrono di ansia sociale non giocano nei tornei di calcetto aziendali, non mangiano in mensa con i loro collaboratori ed è difficile per loro dimostrare il proprio valore, perché hanno difficoltà a condividere ciò che fanno. 

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Per risolvere questo problema, occorre anzitutto avere la consapevolezza di soffrire di ansia sociale.

Cosa fare

1. La prima parola-chiave da imparare è “fare piccoli passi”. Non c’è bisogno di sfidare il mondo intero, ma se stessi, cominciando da obiettivi relativamente facili, per poi aumentarne progressivamente la difficoltà;

2. Costruirsi una rete: non avvicinarsi a gruppi già formati, ma scegliere delle persone relativamente isolate, per entrare nei loro piccoli gruppi, cercando poi di allargare la rete;

3. Al telefono, che è uno dei momenti più imbarazzanti, specialmente per chi lavora in una condizione di open office, non improvvisare, ma prendersi appunti su ciò che si vuole dire all’interlocutore;

4. Parlare con un collega: se ti da fastidio farlo davanti agli altri, proponigli un appuntamento in pausa caffé, o in un orario in cui si possa essere più liberi;

5. Riunioni:  arriva con 10-15 minuti di anticipo In questo modo, sarai in grado di stabilire rapporti personali con i primi arrivati, che per te saranno meno ansiogeni;

6.  Non sopravvalutare gli altri: ricorda che, nel gruppo, c’è sicuramente qualche altra persona che, come te, si sente a disagio, ma che ha imparato a superarlo; invece di focalizzarti sulle tue risposte e sui tuoi comportamenti, osserva gli altri e prova  a capire chi prova la tua stessa ansia…

7. Parlare in pubblico. Non improvvisare: la memoria fallisce clamorosamente nelle situazioni di stress: preparati il discorso e, soprattutto, provalo più volte prima di proporlo nella sede designata.

8.  Infine, un po’ di timidezza e di riservatezza non sono poi così male… Soprattutto nel lavoro queste sono delle qualità che, opportunamente valorizzate, possono determinare il successo professionale.

9.  Abbi pazienza con te stesso; se ti impegni nel migliorarti e perseveri nell’intento, troverai più facile far fronte alla tua ansia sociale sul lavoro.

Dr. Walter La Gatta


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