Autolesionismo: da cosa dipende, cosa fare

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Autolesionismo: da cosa dipende, cosa fare

Dr. Walter La GattaCosto della Terapia online: 70 euro, individuale e di coppia

Cosa significa il termine autolesionismo?

Il termine “autolesionismo” deriva dal greco e significa, letteralmente, “danneggiare se stessi”.

Cos’è l’autolesionismo?

L’autolesionismo descrive qualsiasi comportamento attraverso il quale una persona causa danno a se stessa, di solito per far fronte a pensieri e situazioni difficili o angoscianti.

Come si presenta?

Il più delle volte assume la forma di tagli,  bruciature, lividi, avvelenamenti. Può tuttavia presentarsi sotto molteplici altre forme, come ad esempio battere la testa contro un muro, o farsi del male in senso non fisico.

L’autolesionismo è un tentativo di suicidio?

No, non è un tentativo di suicidio e neanche una ricerca di attenzioni. Tuttavia, può essere un modo, per alcune persone, di far fronte a pensieri o sentimenti negativi travolgenti e angoscianti che attraverso questi atti vegono, per così dire, “portati fuori”.

Si tratta di un comportamento pericoloso?

Si. L’autolesionismo dovrebbe essere preso sempre sul serio, indipendentemente dal motivo per cui lo si pratica.

Come inizia?

In genere inizia per alleviare l’accumulo di pensieri negativi e sentimenti angoscianti. Farsi del male potrebbe dare la sensazione di un temporaneo sollievo dal dolore psicologico che si sta provando. Poiché, quando il dolore psicologico è molto forte, questi gesti di autolesionismo possono dare la sensazione di un temporaneo sollievo, per alcune persone questo può diventare il modo normale di trattare le difficoltà della vita.

Chi lo fa?

Si ritiene che circa il 10-20% dei giovani siano autolesionisti.

Quando si inizia?

La maggior parte delle persone riferisce di aver iniziato a farsi del male intorno all’età di 12 anni.

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Quali persone hanno maggiori probabilità di mettere in atto questo comportamento?

I fattori che potrebbero rendere più probabile l’autolesionismo sono:

  • Disturbi psicologici (depressione, ansia, disturbo di personalità borderline e disturbi alimentari)
  • Persone introverse e isolate
  • Persone omosessuali
  • Abuso di sostanze

Quali sono le ragioni di malessere che portano all’autolesionismo?

In genere le ragioni sono le seguenti:

  • difficoltà in famiglia
  • argomenti o problemi con gli amici
  • stress scolastico
  • bullismo
  • depressione
  • ansia
  • scarsa autostima
  • periodi di transizione e di cambiamento (es. cambiare scuola)
  • consumo di alcool e droghe.

Cosa raccontano le persone autolesioniste? Quali sono le motivazioni che indicano come scatenanti?

I pazienti con problemi di autolesionismo spesso raccontano di sentire le loro difficoltà personali come opprimenti o troppo difficili da affrontare. Il gesto autolesionista serve per tirare fuori il dispiacere, la rabbia e il dolore causati dagli eventi che essi affrontano nella vita e nei quali si ritengono perdenti o non all’altezza. Dicono di aver cominciato a farsi del male perché non sapevano cos’altro fare per far fronte al loro dolore interiore e non sentivano di avere altre opzioni fra cui scegliere.

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Quali sono le false credenze sull’autolesionismo?

  1. “L’autolesionismo è ricerca di attenzione”, Uno degli stereotipi più comuni è che l’autolesionismo sia una “ricerca dell’attenzione”. In realtà le persone che si fanno del male non parlano con nessuno di quello che stanno vivendo;
  2.  “L’autolesionismo è una moda”. Molto spesso i ragazzi che cominciano a prodursi questi atti lesivi non sanno nemmeno cosa sia l’autolesionismo: lo scoprono successivamente;
  3.  “Lo fanno soprattutto le ragazze”. Non è vero: anche i maschi lo fanno, anche se scelgono modalità diverse, che possono essere scambiati per incidenti;

Se si conosce una persona autolesionista, come si può cercare di aiutarla?

Parlarne con qualcuno può essere un modo per affrontare un problema che la persona si porta dentro, chissà da quanto tempo. Sentirsi ascoltati può inoltre aiutare a scoprire nuovi modi per esprimere il dolore. Si può consigliare alla persona di parlarne con i familiari, gli amici, un insegnante di fiducia, uno psicologo. Se parlare sembra troppo difficile, si può consigliare di scrivere i propri pensieri e poi consegnare il messaggio a una persona di fiducia.

Che tipo di terapie esistono per questo problema?

Ci sono molti trattamenti disponibili, come la psicoterapia cognitivo-comportamentale, che si concentra nella costruzione di strategie di coping per far fronte in modo più funzionale ai problemi, o altre terapie, come la terapia familiare, che coinvolge tutti i membri della famiglia, cercando di migliorare le relazioni e la comunicazione all’interno del gruppo.

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Come aiutarsi da soli?

La cosa più importante è cercare di scoprire le ragioni della propria infelicità, tristezza, rabbia, vulnerabilità. Per evitare gli atti autolesionistici possono aiutare le  “tecniche di distrazione”, cioè delle strategie molto utili che servono per distrarre la mente dai consueti pensieri negativi e dai soliti rituali (esempio contare, cantare, recitare una poesia o una preghiera, ecc.). Queste tecniche permettono di rilassarsi e di sentire di meno il bisogno di farsi del male.

Quali potrebbero essere delle buone tecniche di distrazione?

Eccone un elenco:

  • Scrivere pensieri e sentimenti creano angoscia;
  • Manipolare qualcosa (una pallina, una penna, un altro oggetto) per tentare di gestire la tensione;
  • Colpire ripetutamente un cuscino per sfogare la rabbia e la frustrazione;
  • Respirare profondamente e rilassarsi;
  • Fare una passeggiata all’aria aperta;
  • Suonare uno strumento musicale (anche se non si sa suonarlo);
  • Fare qualcosa di creativo: disegni, collage, video sui temi che si preferiscono;
  • Ascoltare la musica o guardare un film

La regola più importante tuttavia è quella dei 5 minuti: quando si sente il bisogno imperioso di farsi del male, aspettare 5 minuti, cercando di distrarsi prima di farlo.

Cosa fare se si è esagerato con le ferite?

Le ferite, di qualsiasi tipo, possono essere pericolose e comportare il rischio di infezioni, che possono essere gravi, quindi devono essere curate. In caso di lesioni gravi, malessere o sensazione di shock (respirazione veloce, battito cardiaco accelerato, debolezza o fame d’aria) cercare subito aiuto.

Perché è necessario evitare alcol e droghe?

Alcol e droghe spesso danno l’impressione di provocare un senso di benessere e di sollievo, ma è solo un effetto temporaneo, dopo il quale si può stare addirittura peggio di prima. Inoltre, poiché queste sostanze abbassano il livello di inibizione, possono portare la persona a compiere atti autolesionistici meno controllati e più pericolosi.

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Cosa fare nel medio termine?

Occorre fare progetti interessanti che facciano sentire di nuovo il piacere di vivere, accrescendo l’autostima e il senso del proprio valore. Può essere utile anche cercare di aiutare gli altri, aderendo alle associazioni di volontariato.

Quali sono i segnali di pericolo?

  • Ritiro o isolamento dalla vita di tutti i giorni.
  • Segni di depressione come pianto o mancanza di motivazione o interesse per qualsiasi cosa.
  • Cambiamenti di umore.
  • Cambiamenti nelle abitudini alimentari / del sonno.
  • Maggiore aggressività /  tranquillità
  • Abuso di droghe o alcool.
  • Sentimenti di fallimento, inutilità o perdita della speranza.
  • Presenza di tagli, lividi o altri segni inspiegabili.
  • Essere sempre coperti, anche nella stagione calda.
  • Mancare di energia.

Va detto che questi segnali non ci sono sempre:  i segnali potrebbero mancare del tutto o essere completamente diversi da quelli elencati. È quindi importante che, se si sospetta che qualcuno metta in atto comportamenti autolesionistici, si cerchi sempre di aprire un dialogo con lui/lei per poter ricevere le sue confidenze.

Come si risponde a delle confidenze che riguardano l’autolesionismo?

E’ importante rispondere in modo non giudicante, mostrarsi premurosi e rispettosi. Questi comportamenti possono essere difficili da attuare in molte circostanze, ma vale sicuramente la pena cercare di impegnarsi a capire le ragioni che sono dietro questi atti, piuttosto che rimproverare la persona per le lesioni che si è procurata.

Dr. Walter La Gatta

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