La nomofobia: la dipendenza da cellulare

La nomofobia: la dipendenza da cellulare

Giuliana ProiettiDr. Giuliana Proietti
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Un nuovo termine si sta facendo largo fra l’infinita lista di fobie che i media continuano ad elencare e a sfornare, evidentemente per il piacere dei lettori, che si ritrovano nell’uno o nell’altro sintomo nevrotico: mal comune, mezzo gaudio, penseranno.

Bene, la nuova parola da imparare è questa:  “nomofobia”. Poiché ormai tutti sappiamo che i termini coniati per definire una fobia vengono dal greco antico, la prima cosa che viene in mente è che si tratti della paura della legge. “Nomos” significa infatti “ciò che è in comune, ciò che possediamo, usi, costumi, leggi”, mentre “fobia” deriva da “Phobos”, che significa “paura intensa e irrazionale”.

Il nomofobo avrebbe dunque il terrore delle leggi. Non è edificante, anche se si tratta di una nevrosi. Se poi scopriamo che in una indagine recente, condotta nel Regno Unito, si è scoperto che ben il 66% degli intervistati ha ammesso di soffrire di questa fobia, con un picco fra i più giovani, viene proprio da preoccuparsi… Il mondo sarà pieno di criminali?

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Tranquilli 😉

Questa volta il nome non viene dal greco, ma dall’inglese e dunque significa tutt’altra cosa. E’ l’abbreviazione di “no-mobile-phone fobia” e dunque non significa altro che rimanere senza telefono cellulare. Il termine è stato coniato durante uno studio da parte delle Poste del Regno Unito commissionato da YouGov, che si interessa proprio delle ansie che subiscono gli utenti della telefonia mobile. Lo studio ha rilevato che quasi il 53% degli utenti di telefonia mobile in Gran Bretagna tendono ad essere ansiosi quando “perdono il loro telefono cellulare, sono a corto di batteria o di credito, o non hanno copertura di rete”.

Lo studio ha trovato anche che circa il 58% degli uomini e il 48% delle donne soffrono di questa fobia, e un ulteriore 9% si sente stressato quando il loro cellulare è spento. Lo studio si è basato su un campione di 2.163 persone. Il 55% degli intervistati ha affermato che il cellulare gli serve per rimanere in contatto con gli amici o i familiari, e che stare senza telefonino è ragione di grande ansia. Lo studio dei livelli di stress indotti dalla nomofobia sono paragonabili alla “tremarella” che prende il giorno delle nozze, o durante la visita del dentista. Il 10% degli intervistati ha dichiarato di aver bisogno di essere in contatto con il proprio posto di lavoro in ogni momento.

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Più di uno su due nomofobi non spegne mai il telefono cellulare. La percentuale è leggermente inferiore in Francia, ma il tasso è in aumento ovunque, e molti ritengono che aumenterà con lo sviluppo della tecnologia.

Per molti siamo di fronte ad un nuovo fenomeno, forse una delle nevrosi principali di questo secolo, e già si sono mobilitati ricercatori ed analisti sociali, per capirlo meglio. Ne risentiremo parlare.

Giuliana Proietti

 

Dr. Giuliana Proietti

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Fonte:

Nomofobia, Wikipedia

Immagine:
Pixabay

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