Schopenhauer: consigli sulla felicità 3
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Ed eccoci arrivati alla terza e ultima parte della rassegna di scritti del filosofo Schopenhauer sulla felicità, tratti dal suo libro: Consigli sulla felicità.
Schopenhauer, ricordiamolo, è un pessimista, e considera la vita un fardello abbastanza pesante da sopportare. Ciò nonostante, se si va al di là di questo pessimismo cronico, molte sue osservazioni sono illuminanti e, come tali, le offriamo alla vostra lettura e alla vostra riflessione.
Consigli sulla felicità, Parte prima, Parte seconda.
L'Innamoramento
Festival della Coppia 2023 - Dr.ssa Giuliana Proietti
Un approfondimento psicologico dedicato ai meccanismi dell’innamoramento, alle emozioni della coppia e alle dinamiche affettive nelle relazioni sentimentali.
I veri amici
✽) Come la carta moneta circola al posto dell’argento, così nel mondo, invece della vera stima e della vera amicizia, circolano gli attestati esterni e i gesti che mimano con la maggior naturalezza possibile questi sentimenti. Del resto ci si può anche chiedere se ci sia gente che meriti davvero amicizia e stima. Per me vale di più lo scodinzolare di un cane sincero che centinaia di attestati e gesti del genere. La vera, autentica amicizia presuppone una partecipazione intensa, puramente obbiettiva e del tutto disinteressata al bene e al male dell’altro, una partecipazione derivata da un vero e proprio atto di identificazione con l’amico.
L’amicizia
✽) La vera amicizia rientra nell’ordine di quelle cose che – come i colossali mostri marini – non si sa se siano leggendarie o se esistano da qualche parte. Ci sono però tra gli uomini dei legami che, pur basati essenzialmente su occulti motivi egoistici, di varia natura, possiedono un grano di quella vera e autentica amicizia e ne vengono così nobilitati da acquisire il diritto, in questo mondo di cose imperfette, di fregiarsi del nome di amicizia. Sono legami che trascendono le relazioni ordinarie, le quali invece sono tali che noi non scambieremmo più una parola con la maggior parte dei nostri apprezzati conoscenti se sentissimo come parlano di noi quando siamo assenti.
L’autenticità di un amico
✽) L’occasione migliore per verificare l’autenticità di un amico si ha (oltre ai casi in cui si ha la necessità di un consistente aiuto e di un grosso sacrificio) nel momento in cui gli comunichiamo che poco prima abbiamo subito una disgrazia: allora o gli si dipinge sul volto un dispiacere vero, sentito, schietto, oppure i suoi lineamenti confermano, con la loro composta calma o con un rapido guizzo involontario, la nota massima di La Rocchefoucauld: “Nelle avversità dei nostri migliori amici troviamo sempre qualcosa che non ci dispiace affatto”. In simili casi i così detti amici spesso non riescono ad reprimere l’accenno a un lieve sorriso di compiacimento. Ci sono poche cose che infallibilmente mettono così di buonumore la gente come il racconto di una grave disgrazia che ci ha appena colpiti o la confessione di una qualche debolezza personale che chi ci ascolta ignorava. Ciò è davvero sintomatico!
Il desiderio sessuale nella donna infertile
Congresso Aige - Fiss 2025 - Dr.ssa Giuliana Proietti
Un approfondimento psicologico dedicato ai vissuti e alle emozioni della donna di fronte al problema dell'infertilità.
La lontananza
✽) La lontananza e l’assenza prolungata compromettono ogni amicizia, per quanto si sia riluttanti ad ammetterlo. Infatti le persone che non vediamo più, anche se si tratta dei nostri migliori amici, col passare del tempo si atrofizzano in concetti astratti, per cui il nostro attaccamento nei loro confronti diventa sempre più un fatto puramente mentale, un’abitudine: mentre l’attaccamento vivo, profondamente sentito, resta riservato a chi abbiamo sotto gli occhi, si tratti anche degli animali che ci sono cari. Tanto dipendente dai sensi è la natura umana! Anche qui cade a proposito l’affermazione di Goethe: “La presenza è una dea possente” (Torquato Tasso, atto IV, scena 4).
Gli amici di casa
✽) Gli amici di casa si chiamano così il più delle volte perchè sono più amici della casa che del padrone, sono cioè più simili ai gatti che ai cani. Gli amici si proclamano sinceri, i nemici lo sono; si dovrebbe quindi fare tesoro del biasimo di questi ultimi come di un’amara medicina, per conoscersi meglio. Nel bisogno gli amici sono rari? Al contrario. Non appena si è fatta amicizia con qualcuno, quello si trova in difficoltà e chiede denaro in prestito.
Superiorità intellettuale
✽) Chi si illude che spirito e intelligenza siano un mezzo per rendersi bene accetti in società, dimostra di avere molta strada da percorrere. Quelle qualità al contrario suscitano nella stragrande maggioranza un astio e un risentimento che riusciranno tanto più aspri in quanto più chi li prova non è tenuto a dichiararne i motivi, anzi li nasconde a sé stesso. Le cose vanno precisamente così: se uno nota o sente una soverchiante superiorità intellettuale nella persona con cui parla, conclude dentro di sé, senza esserne chiaramente conscio, che l’interlocutore abbia notato e sentito in pari misura la sua inferiorità e limitatezza. Tale sensazione suscita in lui astio, risentimento e rabbia a un grado parossistico. (cfr. Il mondo come volontà e rappresentazione, le citazioni delle parole del Dottor Johnson e di Merck, l’amico di gioventù di Goethe). Con ragione Gracián dice: “L’unico modo per essere benvoluti è rivestire la pelle dell’animale più ottuso” (cfr Baltasar Graciàn, 1601-1658, Oràculo manual y arte de prudencia). Infatti esibire spirito e intelligenza è solo un modo indiretto di rinfacciare a tutti gli altri la loro sprovvedutezza e ottusità. Inoltre la natura volgare si ribella quando si trova di fronte il suo contrario, e la segreta istigatrice alla ribellione è l’invidia.
La vanità
✽) Come si può osservare quotidianamente, il piacere che la gente antepone a tutti gli altri è la soddisfazione della vanità, che tuttavia si ottiene solo confrontando sé stessi con gli altri. Le qualità di cui l’uomo va tanto orgoglioso sono quelle intellettuali; solo su di loro infatti si basa la sua supremazia rispetto agli animali. Quindi spiattellargli in faccia la propria decisa superiorità a questo riguardo, per di più davanti a testimoni, è un gesto oltremodo temerario. Egli si sente spinto alla vendetta, e nella maggioranza dei casi cercherà l’occasione di realizzarla mediante le offese, passando così dall’ambito dell’intelligenza a quello della volontà nel quale ― quanto a gerarchie di valore ― tutti sono uguali.
Ceto e censo
✽) In conclusione, mentre in società ceto e censo possono sempre contare sul rispetto, i pregi intellettuali in nessun caso possono aspettarsi altrettanto: nel migliore dei casi sono ignorati, altrimenti vengono considerati una sorta di impertinenza, o qualcosa di cui il detentore è venuto in possesso con mezzi illeciti, e di cui ora non ha ritegno a vantarsi; quindi ognuno in segreto si propone di fargli subire qualche umiliazione, aspettando solo l’occasione propizia. Saadi nel Gulistan dice: “Si deve sapere che nell’individuo non intelligente si trova un’avversione per quello intelligente cento volte maggiore dell’antipatia dell’ intelligente per il non intelligente”.
La cortesia
✽) La cortesia è il tacito accordo di ignorare reciprocamente la miserabile qualità morale e intellettuale e di non rinfacciarsela a vicenda; con il risultato di metterla meno facilmente in evidenza, con reciproco vantaggio. Se cortesia è saggezza, scortesia è stupidità: fare un gesto scortese creandosi senza necessità, per capriccio, dei nemici, è una stoltezza come appiccare il fuoco alla propria casa. Poiché la cortesia è, come i gettoni, una moneta evidentemente falsa, farne economia è una prova di scarsa intelligenza; invece spenderla con generosità è da persone assennate. (…) Come la cera, dura e rigida per natura, con un po’ di calore diventa così malleabile che può assumere qualsiasi forma, così anche gli uomini più scontrosi e ostili, con un po’ di cortesia e di affabilità, possono diventare arrendevoli e compiacenti.

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La saggezza
✽) “Non amare e non odiare” è una massima che contiene la metà di tutta la saggezza; “Non dire nulla e non credere nulla” contiene l’altra metà.
Età della vita
✽) Si è soliti definire la giovinezza l’epoca felice della vita e la vecchiaia l’epoca triste. Sarebbe vero, se fossero le passioni a dare la felicità. Invece, le passioni sballottano la gioventù di qua e di là, con poca gioia e molte sofferenze e lasciano nella quiete la fredda vecchiaia, la quale assume ben presto un atteggiamento contemplativo; infatti, allora, la coscienza si libera e prende il sopravvento.
La vecchiaia
✽) La povertà da vecchi è una grande sventura. Ma se questa è scongiurata e ci si è conservati in salute, allora la vecchiaia può essere un’epoca della vita del tutto sopportabile.
La vita alle spalle
✽) La differenza fondamentale tra la giovinezza e la vecchiaia sta sempre nel fatto che la prima ha di fronte a sè la vita e la seconda la morte; che la prima possiede un passato breve e un lungo futuro, e la seconda l’opposto. Certo, quando si è vecchi si ha davanti solo la morte; ma quando si è giovani si ha la vita, e c’è da chiedersi quale delle due prospettive sia più preoccupante e se – tutto sommato – la vita non sia un qualcosa che è meglio avere alle spalle anziché davanti.
A cura di Giuliana Proietti
Schopenhauer, Consigli sulla felicità, Parte prima, Parte seconda.
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