I bambini piccoli possono essere razzisti?

Circa un paio di anni fa, una ricercatrice dell’Università di Washington che si occupa dello sviluppo dei comportamenti sociali nei bambini (es. gentilezza e generosità) notò qualcosa di strano: a 15 mesi di età i bambini sembravano più inclini a condividere i giocattoli o a rapportarsi con alcuni ricercatori rispetto ad altri.

Jessica Sommerville, docente associato di psicologia, decise dunque di cercare di comprendere le ragioni di questo comportamento, che escludevano delle qualità soggettive del ricercatore (esempio gradevolezza fisica o simpatia), poiché questi aspetti erano controllati all’origine. La ricercatrice ha dunque scoperto che i bambini hanno maggiori probabilità di aiutare i ricercatori della loro stessa etnia, un fenomeno noto come “in-group bias”, una sorta di pregiudizio positivo, che porta a favorire coloro che hanno le loro stesse caratteristiche. E questo già a 15 mesi di età.

Circa la metà degli assistenti di ricerca del laboratorio condotto dalla Sommerville erano di origine asiatico-americana e l’altra metà erano caucasici, mentre la maggior parte dei bambini che parteciparono agli esperimenti erano caucasici (cioè bianchi). Queste particolari caratteristiche relazionali in favore di persone che appartengono al proprio gruppo etnico erano state già osservate in bambini più grandi, in età prescolare, ma questa è la prima volta che il dato viene colto fra i più piccoli.

Con un nuovo esperimento la ricercatrice e il suo team hanno testato come razza e correttezza (una caratteristica di personalità che i bambini sembrano notare) influenzino i bambini di 15 mesi nella scelta di un compagno di giochi.

I risultati, pubblicati sulla rivista online Frontiers in Psychology, mostrano che già a 15 mesi di età i bambini apprezzano l’equità sociale di una persona: quando ad esempio lo sperimentatore distribuisce equamente dei giocattoli fra vari bambini. I piccoli sono però disposti a passare sopra a questo innato bisogno di equità sociale se vengono favoriti dei soggetti appartenenti alla propria razza (ad esempio se lo sperimentatore non è equo nella distribuzione dei giocattoli, ma comunque favorisce il proprio gruppo etnico).

L’esperimento: quaranta bambini di razza bianca erano seduti in braccio ai genitori mentre osservavano due sperimentatori bianchi dividere i giocattoli tra i destinatari. Uno sperimentatore divideva i giocattoli fra i vari bambini allo stesso modo, mentre l’altro li distribuiva in modo disuguale.

In seguito, quando i bambini hanno avuto la possibilità di scegliere con chi giocare, il 70 per cento di loro ha scelto lo sperimentatore che aveva distribuito i giocattoli in modo equo. Questo suggerisce che quando gli individui sono della stessa razza del bambino, i bambini prediligono gli individui “leali” come compagni di gioco, rispetto agli “sleali”.

Sommerville e il suo team hanno approfondito la ricerca con questa domanda: cosa sarebbe accaduto se altri individui della stessa razza del bambino avessero beneficiato ingiustamente di un comportamento iniquo ?

In un secondo esperimento, 80 bambini bianchi di 15 mesi di età hanno osservato uno sperimentatore “sleale” distribuire giocattoli in modo diseguale a bambini bianchi e asiatici (l’esperimento è stato effettuato in due gruppi). Quando è arrivato il momento di decidere il compagno di giochi, i bambini sembravano più tolleranti dell’ingiustizia compiuta se il destinatario che aveva beneficiato ingiustamente del dono era della propria razza.

“Se tutti i bambini avessero a cuore l’equità, allora avrebbero sempre scegliere il distributore “leale”, ma stiamo anche vedendo che essi sono interessati alle conseguenze per i membri del proprio gruppo “, ha detto la Sommerville .

I risultati implicano che i bambini possano prendere in considerazione sia la razza, sia il modo in cui una persona tratta qualcun altro al momento di decidere quale individuo potrebbe essere il migliore compagno di giochi.

“I bambini sono sensibili al modo in cui le persone della stessa etnia del bambino sono trattati rispetto ad una etnia diversa e non solo al modo giusto o ingiusto di porsi dello sperimentatore” ha detto Monica Burns , co -autrice dello studio.

Sommerville ci tiene a sottolineare che i suoi risultati non significano che i bambini sono razzisti: “Il razzismo connota ostilità “, ha detto, “e non è quello che abbiamo studiato”.

Dr. Giuliana Proietti

Fonte:

Monica P. Burns, Jessica A. Sommerville. “I pick you”: the impact of fairness and race on infants’ selection of social partners. Frontiers in Psychology, 2014; 5 DOI: 10.3389/fpsyg.2014.00093 via Science Daily

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Autore:

Dr. Giuliana Proietti
● Psicologa-psicoterapeuta (attività libero-professionale in Ancona e Terni)
● Responsabile scientifico del sito www.psicolinea.it
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● Collaborazioni professionali ed elaborazione di test per quotidiani e periodici a diffusione nazionale
● Conduzione seminari di sviluppo personale
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● Esperienza in psicologia del lavoro (Orientamento e Selezione del Personale)
● Co-fondatrice del sito Clinica della Timidezza e dell’attività ad essa collegata, sul trattamento dell’ansia, della timidezza e delle fobie sociali.

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