Depressione e Covid 19

Depressione e Covid 19


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La psicologia considera la depressione come la mancanza di soddisfazione nei bisogni fondamentali, che sono, oltre che fisiologici, di sicurezza, di appartenenza, d’affetto, per sé e per gli altri.

Quanto alle sue origini, gli psichiatri tendono a cercare le cause della depressione in anomalie biologiche o modificazioni biochimiche delle strutture cerebrali, mentre gli psicologi sono più interessati ad indagare gli eventi traumatici del passato e del presente.

L’esperienza depressiva è per tutti più o meno simile: la persona si sente triste, disperata, prigioniera in un tunnel in cui non vede vie d’uscita.

Al depresso tutto appare indifferente, anche quello che prima era fonte di gioia e di soddisfazione; non ha più lo stesso dinamismo, la medesima determinazione nell’agire.

Si avverte inoltre un senso di vuoto, di aridità affettiva; nei casi più gravi cambia anche la percezione del tempo: la giornata sembra non finire mai e non ci si aspetta più nulla dal futuro, si evita di avere contatti sociali e non si cercano confronti.

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Il Covid può influire sulla depressione?

Gli effetti di lungo termine del COVID-19 sono ancora oggetto di studio. I dati di Wuhan suggeriscono che il virus potrebbe interessare anche il funzionamento del cervello, dato che più di un terzo dei pazienti che hanno contratto il virus sviluppano poi sintomi neurologici.

Oltre all’infezione cerebrale, sappiamo che la pandemia provoca un peggioramento della salute mentale a causa dell’isolamento, della solitudine, della disoccupazione, dei problemi economici e della perdita di persone care. La prescrizione di antidepressivi è aumentata, così come la violenza da parte dei partner e i pensieri suicidi sono in aumento, soprattutto nei giovani adulti.

Fino a poco tempo fa, i risultati sulla salute mentale a seguito dell’infezione da COVID-19 non erano noti. Un nuovo studio (Lancet) sulle cartelle cliniche elettroniche di 69 milioni di persone ha scoperto che l’infezione da COVID-19 aumenta il rischio di sviluppare disturbi psichiatrici, demenza o insonnia. Inoltre, le persone con disturbi psichiatrici avevano già il 65% di probabilità in più di ricevere una diagnosi di COVID-19, il che può essere correlato a fattori comportamentali, come lo stile di vita (fumo), infiammazioni, o l’uso di farmaci psichiatrici. Questo è il primo grande studio a dimostrare che l’infezione da COVID-19 aumenta effettivamente il rischio di sviluppare i disturbi psichiatrici.

Rimangono da vedere gli effetti di lungo termine sulla salute mentale dell’infezione da COVID-19. In seguito alla pandemia influenzale del 1918-1919 (la così detta Spagnola), si scoprì che i figli di madri infettate durante la gravidanza avevano tassi più elevati di schizofrenia. Si pensa che l’infezione da virus durante la gravidanza possa essere un fattore di rischio per lo sviluppo di malattie mentali legate alla risposta immunitaria del corpo. Se l’infezione da COVID-19 aumenta anche leggermente il rischio di malattie mentali nella prole, ciò potrebbe avere un grande effetto a livello di popolazione, dato l’elevato numero di infezioni in tutto il mondo.

Ipnosi. Dr. Walter La Gatta
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Le persone con sintomi fisici di infezione da COVID-19 spesso risultano positive alla depressione, poiché i sintomi dell’infezione spesso si sovrappongono ai sintomi della depressione. I motivi sono diversi: il sonno scarso, la concentrazione ridotta e l’appetito ridotto possono essere dovuti, infatti, alla depressione, ma anche a problemi organici diversi dalla depressione.

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Affinché un medico possa fare una diagnosi accurata, potrebbe essere necessario attendere un periodo di tempo abbastanza lungo per monitorare lo sviluppo dei sintomi. Sebbene gli antidepressivi siano spesso prescritti per i disturbi dell’umore e dell’ansia, i sintomi da lievi a moderati spesso scompaiono da soli quando le circostanze della vita migliorano.

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Quali misure puoi adottare per ridurre al minimo le conseguenze sulla salute mentale dell’infezione da COVID-19?

In primis vaccinarsi. Ciò è particolarmente importante per le persone con disturbi psichiatrici, che sono fattori di rischio indipendenti per l’infezione da COVID-19.

Continuare a indossare la mascherina e mantenere il distanziamento sociale, senza però perdere i legami sociali.

Usare tutte le risorse disponibili: terapie online, gruppi di incontro online ecc. Grazie a Internet abbiamo la possibilità di incontrare gli altri senza correre alcun rischio di contagio.

Fare attività fisica. Oltre ad essere efficace quanto i farmaci contro la tristezza e l’ansia, l’attività fisica aiuta anche la memoria e la salute del cuore.

Usare rituali rilassanti. Quando il mondo sembra fuori controllo, provare a stabilire un rituale, ad esempio prima di andare a letto. Avere il controllo anche su una parte minima della giornata può aiutare a sentirsi più sollevati.

Fare attenzione con gli ansiolitici e gli ipnotici. Il loro uso a breve termine può diventare rapidamente un uso a lungo termine, portando alla dipendenza e al rinforzamento dei sintomi.

Limitare il consumo di alcol e cannabis. Lo stress prolungato dovuto al Covid può comportare un uso maggiore e problematico di sostanze, ivi compresa la caffeina.

Come curare la depressione?

Al momento non esiste ancora un rimedio definitivo alla depressione; certamente l’uso dei farmaci non risolve le cause che la generano, mentre porta il paziente ad una dipendenza, più o meno marcata. La psicoterapia ha lo scopo di curare attraverso la conoscenza e la successiva eliminazione delle cause del disagio psichico: è una cura fatta di parole e non di medicine.

Se la depressione è gravissima e c’è il rischio di suicidio, senza dubbio occorre l’utilizzo di entrambi gli strumenti terapeutici; se più che di una vera e propria depressione si tratta di un semplice stato depressivo dovuto a cause esterne, come il Covid-19, è sicuramente più indicata la psicoterapia.

Dr. Walter La Gatta

Dr. Walter La GattaClinica della Timidezza - Costi

Immagine:
Pexels

Intervista sull'ipnosi

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