Il nome scientifico (Piper methysticum) deriva dal latino (piper significa pepe), e dal termine greco latinizzato methysticum (cioè ‘intossicante’). Il termine kava  è invece il nome comune usato dalle popolazioni del Pacifico del Sud, dove cresce la pianta e, come per il te, il nome kava si riferisce sia alla pianta sia alla bevanda che si produce dalle sue radici. La kava è infatti consumata diffusamente tra le popolazioni della Polinesia (comprese le isole Hawaii), della Melanesia, della Micronesia ed in Australia. Ha un effetto sedativo ed è consumata principalmente come rilassante, senza effetti sulla lucidità mentale. Da secoli in queste zone del mondo si usa questo vegetale per alleviare l’ansia e l’insonnia. Venduta nei Paesi occidentali anche come integratore alimentare, la kava è stata recentemente scoperta  come un trattamento efficace per il disturbo d’ansia generalizzato (GAD).

La radice ha leggere proprietà sedative e anestetiche e può produrre una leggera euforia e senso di rilassamento. Un team di ricercatori, guidati da Jerome Sarris, che lavora nel Dipartimento di Psichiatria presso l’Università di Melbourne, da tempo studia gli effetti di questa pianta, proponendola come un rimedio per il disturbo d’ansia generalizzato (un disturbo caratterizzato da una costante preoccupazione, difficile da controllare, che per questo interferisce con la vita quotidiana, i cui sintomi sono: mal di testa, difficoltà ad addormentarsi, difficoltà di concentrazione. Secondo l’Istituto Nazionale di Salute Mentale americano, il 5,7 per cento degli americani sperimentano la GAD ad un certo punto della loro vita).

Di solito, il disturbo viene trattato con una combinazione di psicoterapia e farmaci. Le prescrizioni tipiche riguardano antidepressivi, come Paroxetina (Paxil) e Sertralina (Zoloft), o benzodiazepine, come il diazepam (Valium) e alprazolam (Xanax).

Tuttavia, questi farmaci hanno effetti collaterali potenzialmente gravi e, a volte producono solo un effetto clinico modesto. La nausea e l’insonnia sono ad esempio effetti collaterali riportati da più di uno su cinque consumatori di Paxil e Zoloft. Le benzodiazepine possono causare scarsa coordinazione muscolare e sonnolenza. Per questo la Kava potrebbe essere una promettente alternativa, in quanto non agisce come sedativo e non compromette le funzioni mentali.

I ricercatori hanno reclutato 75 partecipanti (età 18-65 anni) con una diagnosi confermata di GAD. Nel corso di otto settimane, i partecipanti hanno assunto un placebo o 120-240 mg al giorno dei composti psicoattivi di kava, chiamati kavalattoni. Sia i ricercatori sia i partecipanti non sapevano chi avesse preso cosa.

I partecipanti sono stati valutati periodicamente utilizzando la Hamilton Anxiety Rating Scale, un breve questionario sui sintomi e le sensazioni legate all’ansia, e valutati attraverso biomarcatori della risposta ansiosa.

Alla fine dell’esperimento, c’è stata una significativa riduzione dell’ansia per il gruppo kava rispetto al gruppo placebo, e l’effetto è stato maggiore in coloro che avevano problemi d’ansia dal livello moderato a quello grave. Inoltre, il 26 per cento del gruppo kava ha detto di aver risolto completamente il problema dell’ansia.

Nel complesso però, la kava non ha funzionato per tutti, e solo il 37 per cento dei pazienti nel gruppo kava e il 23 per cento nel gruppo placebo hanno risposto all’intervento. I ricercatori scrivono che questo tasso di risposta modesta è una testimonianza della difficoltà di trattare il GAD, un disturbo che difficilmente si riesce a trattare con prodotti farmacologici.

Le persone del gruppo kava hanno riportato più mal di testa, ma i due gruppi non mostravano altre differenze significative per gli effetti collaterali.

I ricercatori hanno anche misurato i test di funzionalità epatica in entrambi i gruppi, e non hanno riscontrato differenze. La funzione epatica è stata valutata perché la Federal Drug Administration ha emesso un avviso, nel 2002, circa una possibile associazione tra danno epatico grave e uso di kava. Attualmente, la FDA non finanzia alcuna ricerca per scoprire i potenziali benefici della kava.

Casi di danno epatico – tra cui l’epatite, cirrosi, insufficienza epatica, sono stati rari, ma gravi. In casi rarissimi è stato necessario un trapianto di fegato. Alcuni ipotizzano che il rischio proviene dall’uso improprio della kava, quando si usano anche le foglie e gli steli.

I Kavalattoni, l’ingrediente psicoattivo della kava, sono stati studiati in vivo e in vitro. Un meccanismo di azione sospetto è che i Kavalattoni inducano legami con i recettori GABA di tipo A, il target molecolare delle benzodiazepines, oppure è possibile che i kavalattoni inibiscano la ricaptazione della noradrenalina e della dopamina, come fanno alcuni farmaci usati per il trattamento della depressione e dell’ansia.

Il lavoro di Sarris contribuisce a creare evidenze che puntano alla kava come potenziale nuovo trattamento per l’ansia. Una revisione di 11 studi sulla kava come trattamento per l’ansia, insonnia, l’irrequietezza, da sola o in combinazione con altri farmaci, dimostra che sette degli studi indicano effetti positivi della kava. I restanti quattro non hanno trovato alcuna differenza tra kava e placebo.

Dr. Walter La Gatta
Fonte:

Kava Effective In Treating Anxiety Disorders, Medical Daily

Autore:

Dr. Walter La Gatta
Si occupa di:

. Psicoterapie individuali e di coppia
. Sessuologia (Terapeuta del Centro Italiano di Sessuologia)
. Tecniche di Rilassamento e Ipnosi
. Disturbi d’ansia, Timidezza e Fobie sociali.

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