Padre di un bambino timido – Consulenza online

 

Dr. Giuliana Proietti

ANCONA ROMA CIVITANOVA MARCHE FABRIANO
Ultimo Aggiornamento: Ott 11, 2020 @ 19:38

 

Sono papà di un bellissimo bambino di 11 anni e di una bambina di 7 anni con un bel caratterino, attiva, dinamica, con tante amiche e ricercata dal “gruppo” Il fratello invece è l’esatto opposto: timido, introverso, serio, pauroso di dire o fare la cosa sbagliata, non gli piacciono gli sport di gruppo, non vuole mai uscire di casa, non ha il classico “amico del cuore” e non viene mai ricercato da nessuno. Come sport ha scelto il nuoto (dove è anche molto bravo), è molto bravo anche a scuola è un bimbo molto ‘cerebrale’, attento, osservatore, dotato di un’ intelligenza e di una fantasia vivissima. Fin dall’asilo non ha mai legato molto con i suoi coetanei maschi e purtroppo alla scuola primaria è stato collocato in una sezione dove il gruppo maschile era molto compatto, tutti giocano a calcio e a lui non piace, sta preferibilmente insieme alle femmine anche quelle poche volte che si esce al parco. Preferisce giocare con la sorella, i suoi compagni lo ignorano e lo considerano noioso e triste, io lo adoro perché è mio figlio è noto in lui una sensibilità differente dagli altri ragazzi ma nello stesso tempo lo vedo molto fragile e ho paura che crescendo possa venire sempre più escluso e soffrire per queste sue caratteristiche. Quando al parco vedo i suoi compagni giocare a calcio o ad altri sport tutti insieme e lui sempre con la sorella o le bambine mi viene una tristezza… a volte mi scappa qualche frase infelice del tipo: “perché sei cosi diverso oppure- ma come ho fatto ad avere un figlio così.. poi mi sento una merda e sto malissimo, mi si stringe il cuore, temo di allontanarmi con il mio comportamento. Li voglio bene e farei di tutto per Lui, ma faccio fatica accettare la sua “diversità”. A settembre inizierà le medie e si troverà in classe più o meno gli stessi compagni delle elementari che lo ignorano… ho paura per questo e sono molto preoccupato. Per favore, datemi qualche buon consiglio su come comportarmi o raccontatemi qualche vostra esperienza. Grazie a tutti

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Gentilissimo,

Se al mondo esistessero solo gli estroversi non avremmo avuto né poeti, né artisti, né scienziati… Gli introversi riescono a raggiungere risultati più eccellenti degli altri perché sono più accurati nel proprio lavoro e si lasciano distrarre meno dagli svaghi e dalle compagnie. Certo: è inutile essere così eccellenti se poi non si riesce a comunicare, a farsi una rete sociale, a “vendere” le proprie abilità e conoscenze. Ecco allora la necessità, anche per una persona introversa, di apprendere le abilità sociali, per potersi muovere con maggiore disinvoltura nelle strade del mondo.

Cosa può fare un genitore di fronte ad un figlio così introverso e così poco portato verso i coetanei? Direi che anzitutto occorrerebbe evitare di parlare, a lui direttamente (o ad altri) della “diversità” che nota in suo figlio. Suo figlio va bene così come è: non c’è nulla da cambiare nella sua personalità, va solo aiutato ad apprendere i comportamenti sociali, dove è carente.

E’ frequente che bambini così poco socievoli abbiano avuto in famiglia dei modelli altrettanto poco socievoli: lei, ad esempio, fa di tutto per presentarsi, in questo senso, come un modello positivo? Invita amici a casa, fa sport di squadra, coltiva qualche hobby o passione insieme ad altre persone?

Per quanto riguarda l’apprendimento delle regole sociali è importante cercare di dare al bambino dei piccoli incarichi che prevedano interazioni con altri (es. andare a comprare il giornale, telefonare in un negozio per sapere se sono aperti, chiedere che ora è ad un altro bambino al parco, ecc.). Se il bambino si rifiuta, non insistere, non lamentarsi, non mostrare rabbia o delusione: farlo sentire in colpa per la sua vergogna sarebbe solo aggravare le cose. Basterà proporre altre interazioni, da svolgere eventualmente insieme (es. padre e figlio che giocano a carte, a tennis, a bigliardino, ecc. con un altro padre e figlio)

Infine, credo sia fondamentale lo sport di squadra, ma se ci sono le difficoltà di cui parla, occorre tentare un inserimento soft, magari attraverso il coinvolgimento di uno-due amici, diversi dai compagni di scuola (ad esempio: figli di amici o conoscenti?)

Concludendo, suo figlio è normalissimo ed è forse più intelligente e più consapevole degli altri e a questo deve la sua “diversità”: molto può fare lei come padre per diventare suo complice e amico e facilitargli le relazioni, piuttosto che lamentarsi con lui (forse ripensando alle proprie inibizioni e difficoltà sociali del periodo dell’infanzia o dell’adolescenza?)

La saluto cordialmente e le faccio molti in bocca al lupo.

Dr. Giuliana Proietti

Dr. Giuliana Proietti

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Autore:

Dr. Giuliana Proietti
● Psicologa-psicoterapeuta (attività libero-professionale in Ancona e Terni)
● Responsabile scientifico del sito www.psicolinea.it
● Saggista e Blogger
● Collaborazioni professionali ed elaborazione di test per quotidiani e periodici a diffusione nazionale
● Conduzione seminari di sviluppo personale
● Attività di formazione ed alta formazione presso Enti privati e pubblici
● Esperienza in psicologia del lavoro (Orientamento e Selezione del Personale)
● Co-fondatrice del sito Clinica della Timidezza e dell’attività ad essa collegata, sul trattamento dell’ansia, della timidezza e delle fobie sociali.

Per appuntamenti e collaborazioni: 347 – 0375949 Ancona

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