La differenza fra bambini timidi e bambini introversi

bambini

L’asocialità nei bambini (o introversione, o anche disinteresse sociale) denota la preferenza per lo stare da soli. (Coplan, Prakash, O’Neil, & Armer, 2004).

In questo senso, introversione e timidezza appaiono come due concetti nettamente distinti: il timido infatti non ha il rifiuto per i rapporti sociali che ha l’introverso, ma si sente semplicemente in difficoltà e a disagio quando ha a che fare con situazioni e persone poco familiari (e sente di poter essere giudicato per come si comporta)  (Crozier, 1995).

Ciò che caratterizza il comportamento asociale è la combinazione fra uno scarso desiderio di socialità, ma anche un altrettanto scarso desiderio di evitamento delle situazioni sociali (Coplan et al., 2004). Gli introversi infatti, al contrario dei timidi in difficoltà, non si curano di evitare le situazioni sociali (che non temono!), ma sono altrettanto disinteressati a stabilire e a mantenere rapporti con gli altri. Così, a differenza dei bambini timidi, che possono inibire i loro comportamenti sociali (Coplan, Arbeau, & Armer, 2008), i bambini asociali possono essere in grado di interagire con gli altri in modo appropriato, se motivati a farlo (Asendorpf & Meier, 1993).

In genere queste osservazioni sulle caratteristiche di personalità dei bambini vengono affidate al giudizio delle insegnanti, ma sarebbe utile riconoscere le differenze fra questi due differenti stili di personalità, perchè altrettanto diverse dovranno essere le modalità adottate per aiutare il bambino a socializzare con i pari.

Il bambino timido (ma anche l’adolescente timido) mostra dei comportamenti particolari che si possono sintetitzzare in: solitudine, ansia, sintomi depressivi, difficoltà relazionali (ad esempio per esclusione sociale o per essere vittime di bullismo) ed anche scarso rendimento scolastico o fobie scolari (Coplan, Closson, & Arbeau, 2007; Hughes & Coplan, 2010; Ladd, Kochenderfer-Ladd, Eggum, Kochel, & McConnell, 2011; Volbrecht & Goldsmith, 2010).

La timidezza inoltre è spesso meno accettabile se riferita ad un soggetto di sesso maschile, perché questo viola la norma sociale che vuole il maschio come un soggetto assertivo e dominante. (Rubin & Coplan, 2004). In effetti, le ricerche hanno dimostrato che i bambini timidi di sesso maschile vengono esclusi dal gruppo dei pari più spesso delle coetanee timide  (Coplan et al., 2004; Spangler & Gazelle, 2009; Stevenson-Hinde & Glover, 1996).

In questo quadro, il bambino semplicemente introverso ha assai meno disagi rispetto al timido (Coplan & Weeks, 2010a). La non socievolezza non procura infatti alcuna sofferenza: la solitudine non è avvertita come un problema e non c’è una internalizzazione di problemi, già nella prima infanzia (Coplan et al., 2004; Harrist et al., 1997)  o negli anni immediatamente successivi (Coplan & Weeks, 2010b; Spangler & Gazelle, 2009).

Rubin and Asendorpf (1993) hanno teorizzato che anche il disinteresse sociale possa comunque produrre esiti negativi nel lungo periodo e non essere dunque così diverso dai problemi legati alla timidezza (anche se per diverse ragioni). Questa posizione tuttavia non è universalmente condivisa.

Ladd et al. (2011) hanno scoperto che i bambini asociali  di 10-11 anni non hanno una vita molto diversa dai bambini più estroversi. I bambini introversi, hanno riscontrato questi autori, sono perfino più accettati dei timidi nel gruppo dei pari, anche se naturalmente gli estroversi sono sempre accolti meglio di tutti gli altri.

Da tutto questo si può concludere che, a livello sociale, i bambini introversi e asociali hanno meno problemi rispetto ai timidi, anche se non sono amati e accettati tanto quanto gli estroversi (Coplan et al., 2004; Coplan & Weeks, 2010b). C’è anche qualche evidenza sul fatto che il gruppo dei pari accetta di più le bambine e le adolescenti introverse rispetto ai coetanei di sesso maschile (Coplan & Weeks, 2010b).

Probabilmente anche l’introversione femminile viene considerata una sorta di legge di natura.

Dr. Giuliana Proietti

Fonte:
Liu, J., Coplan, R. J., Chen, X., Li, D., Ding, X. and Zhou, Y. (2014), Unsociability and Shyness in Chinese Children: Concurrent and Predictive Relations with Indices of Adjustment. Social Development, 23: 119–136. doi: 10.1111/sode.12034

Immagine:
Peter Griffin, PDP

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Autore:

Dr. Giuliana Proietti
● Psicologa-psicoterapeuta (attività libero-professionale in Ancona e Terni)
● Responsabile scientifico del sito www.psicolinea.it
● Saggista e Blogger
● Collaborazioni professionali ed elaborazione di test per quotidiani e periodici a diffusione nazionale
● Conduzione seminari di sviluppo personale
● Attività di formazione ed alta formazione presso Enti privati e pubblici
● Esperienza in psicologia del lavoro (Orientamento e Selezione del Personale)
● Co-fondatrice del sito Clinica della Timidezza e dell’attività ad essa collegata, sul trattamento dell’ansia, della timidezza e delle fobie sociali.

Per appuntamenti e collaborazioni: 347 – 0375949 Ancona

Biografia completa della Dr. Giuliana Proietti: qui

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